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domenica 27 novembre 2016

BUONOPANE LUCERNA MORTIS? UNA SCIOCCHEZZA COLOSSALE!



BUONOPANE LUCERNA MORTIS? 
UNA SCIOCCHEZZA COLOSSALE!


L'incredibile faciloneria di chi asserve Storia e Verità, all'ultima sciocchezza letta in Rete. 
Studiare, studiare. 
Ricevo dal Prof. Pasquale Balestriere e molto volentieri pubblico.                                       


RISTABILIAMO LA VERITÀ STORICA



del prof. Pasquale Balestriere 


Se le sciocchezze le portasse via il vento, poco male. Ma se si abbinano a un’aria festaiola e mangereccia, allora cadono più facilmente nella mente e nell’animo fertile,  e già predisposto ad accoglierle, dell’ascoltatore e vi mettono radici. Con tutte le conseguenze del caso.

La Scuola del FolKlore, il 9 ottobre scorso e nei giorni precedenti,  è andata seminando  a voce e per iscritto, cioè in una televisione  e su un giornale  locali,  la notizia (sbagliata, ma ripresa da vari blog e siti) che l’antico nome di Buonopane  fosse  “Lucerna mortis”.

Non è così. Non è mai stato così. Il  nome primitivo di Buonopane  era “Moropane”  o “Moropano” (come risulta da una deposizione di Bono Bonomano, risalente al 1268, che, per ora,  è il documento più antico che riporta il toponimo e dove si parla di undici uomini “de casale Moropani”)   o “ Murpano” (unito al toponimo “Eramo” nella espressione “Murpano et Eramo”)  come è scritto in un documento del 1270 dei Registri della cancelleria angioina. Questi sono i documenti più antichi relativi al nome della frazione di Moropane. Il resto sono chiacchiere da bettola. O da cantina.

Dicono, scrivono e fanno scrivere quelli della Scuola del FolKlore, superficiali come sempre in cose culturali:  “ La frazione del comune collinare è definita Lucerna Mortis da diversi autori come Giuseppe D’Ascia e J.E. Chavalley de Rivaz”. 

Questa è un’altra sciocchezza, perché Chevalley de Rivaz e D’Ascia  non sono affatto autori né della “definizione” né dell’etimologia “Lucerna mortis” riferita a Buonopane: il primo non c’entra proprio niente, il  secondo, semplicemente, la riporta.  L’autore di questa “scoperta”  fu, invece,  Michelangiolo  Ziccardi, medico di Campobasso che, avendo soggiornato abbastanza a lungo a Napoli, ebbe modo di conoscere l’isola d’Ischia, la sua storia e, soprattutto, le sue acque, se non altro perché effettuò la traduzione  della terza edizione della “Description des eaux minéro-thermales et des ètuves de l’île d’Ischia “ (Descrizione delle acque termominerali e delle stufe dell’isola d’Ischia) di J. E. Chevalley de Rivaz, stampata a Napoli nel 1837. Nelle note, di cui correda la traduzione, lo Ziccardi, dopo aver ipotizzato alcune etimologie di paesi e zone dell’isola, scrive testualmente ( e telegraficamente) a pag. 158: “Moropano  μόροπανος (sic!) lucerna mortis, da qualche antico vulcano”.  Salvo poi aggiungere tre righi dopo: “Ma queste etimologie non sono evidenti”,  cioè non sono certe, chiare, solari. Se dunque già l’autore dubita della giustezza delle proprie  etimologie, perché noi dovremmo prenderle per oro colato, come fa la “Scuola del folKlore”? Figuriamoci poi il sottoscritto,  che sottolinea innanzitutto l’accento sbagliato sul termine greco, poi il semplicistico accostamento di  μόρος  sciagura, destino, morte,  e φανός (da cui πανός) fiaccola, lampada, lucerna; infine il fatto che pur essendo il territorio del Comune di Barano interessato da fenomeni vulcanici, non c’è alcuna evidenza che tali fenomeni abbiano coinvolto la zona più alta del comune collinare. In più ci sarebbe da aggiungere quale follia dovesse spingere un gruppo di persone ad abitare, se fosse vera l’ipotesi del vulcano spento, un posto così lugubre (lucerna  mortis  significa  fiaccola di -o della-  morte) e pericoloso. E poi: se ancora oggi la scienza fa fatica a stabilire quando un vulcano è spento, figuriamoci allora, nell’epoca  in cui fu dato il nome a questo posto! La verità è che queste etimologie  sono solo tentativi di spiegare qualcosa, e talvolta addirittura ipotesi velleitarie. Come, a mio parere, nel caso dello Ziccardi.

Ma, se anche fosse vera l’etimologia dello Ziccardi – il che è davvero poco credibile- si tratterebbe di un’etimologia, appunto, NON DELL’ANTICO  NOME DEL PAESE DI MOROPANE. Non so se quelli della Scuola del FolKlore sono in grado di capire la differenza. Sembra di no, a giudicare da quello che dicono e scrivono.

Per chiudere, qui e per la prima volta, svelo quella che ritengo  una delle possibili  e  accettabili  etimologie del toponimo Moropane: dal greco μυρόπνοος, -ον, myròpnoos   (da μύρον “profumo” e  πνέω “spiro”) (luogo) che spira profumo, luogo profumato. Così il posto, dove poi sarebbe sorto l’abitato di Moropane, dovette presentarsi ai primi colonizzatori:  circondato da colline, pieno di verde, di fiori, di profumi, anche per via dei  tanti corsi d’acqua da cui questo territorio era bagnato: di Nitrodi, di San Pietro, di Licciesi e di Candiano, di altre piccole sorgenti affioranti qua e là. Senza contare quella di Buceto, che pure ricade nell’estensione territoriale di Moropane.

Ma anche quest’etimologia manca di certezze. Come molte etimologie. Come altre, sempre relative a Moropane, di cui tratterò in altra occasione.

                                                                                                       Pasquale Balestriere


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