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lunedì 19 maggio 2014

Randy Sheckman:''Le principali riviste scientifiche danneggiano la Scienza''

Randy Sheckman:''Le principali riviste scientifiche danneggiano la Scienza''                         

 

''Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una «tirannia» che va spezzata.''

Questo il giudizio del premio Nobel per la medicina 2013.

La denuncia è grave, a maggior ragione perché è la cosa che ha pensato di dire Randy Schekman al Guardian il giorno stesso in cui ha ricevuto il premio Nobel e quindi non solo nel momento più importante per la carriera di un ricercatore, ma anche nel momento di massima visibilità.
Ma non basta, la dichiarazione di Schekman era stata preceduta di un paio di giorni da quella di un altro autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che sempre al Gurdian aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche.
Ma se la dichiarazione di Schekman è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio con il quale è stata inghiottita dalle testate che si occupano di divulgazione scientifica, alcuni quotidiani le hanno almeno dedicato il “minimo sindacale” come Il Corriere della Sera “Schekman: «Le principali riviste scientifiche danneggiano la scienza»” (poco più che un trafiletto) e l’Unità “Il Nobel Shekman: “Boicottiamo Science e Nature”“, altri hanno però vistosamente dimenticato di pubblicarla. Ma ancor più vistosa è la “dimenticanza” da parte di soggetti che fanno della divulgazione scientifica il loro argomento centrale, non una parola sull’autorevole denuncia da parte delle solite testate comeLe Scienze, Oggiscienza, Query, Pikaia e perfino Focus e Ocasapiens, in genere così attente a difendere la buona scienza scegliendosi però bersagli comodi e banali come i creazionisti della Terra giovane o qualche stravagante di turno.
E allora per vedere commentato in modo decente quanto detto da Schekman dobbiamo andare suWired, un periodico che si occupa in genere di scienza tenendo conto delle sue implicazioni più ampie, per leggere un articolo intitolato “Il Nobel che vuole boicottare le riviste scientifiche“, che inizia con le seguenti parole
La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente.

Le principali riviste scientifiche internazionali – Nature, Cell e Science – sono paragonate a tiranni: pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione.

L’accusa di “tirannia” lanciata da un neo premio Nobel dovrebbe in ogni caso meritare la massima attenzione, ma così come si usa fare per i critici di minore visibilità la tecnica è la stessa: ignorare per non dare visibilità alle idee. Ma Schekman aggiunge dell’altro, qualcosa che da sempre andiamo sostenendo:
Queste riviste, dice lo studioso, sono capaci di cambiare il destino di un ricercatore e di una ricerca, influenzando le scelte di governi e istituzioni.
Ma il suo laboratorio (all’università di Berkeley in California) le boicotterà – ha detto al Guardian –, evitando di inviare alcun genere di ricerca. Sfruttano il loro prestigio, distorcono i processi scientifici e rappresentano una tirannia che deve essere spezzata, per il bene della scienza. Almeno così la pensa il Nobel.

sabato 17 maggio 2014

Come vengono usati i soldi dell'8x1000?

Come vengono usati i soldi dell'8x1000?

Basta con i luoghi comuni... la razionalità e la conoscenza dei documenti sono il vero antidoto alla bulimia informativa a cui tutti siamo quotidianamente sottoposti.

  

di Alessandro Cristofari

E’ cominciata la campagna dell'8x1000 alla Chiesa Cattolica, un tema che è spesso oggetto di discussione. Cerchiamo di fare un po' di ordine sull'argomento offrendo alcuni numeri e dati.
Ogni cittadino, tutti gli anni, è chiamato a scegliere a chi va destinato l'8x1000 del gettito complessivo dell’Irpef: allo Stato, alla Chiesa Cattolica o ad altre istituzioni religiose. Secondo le informazioni fornite dagli uffici della Ragioneria generale dello Stato, il 43,5 per cento dei contribuenti ha effettuato la scelta relativa alla destinazione dell’otto per mille, di questi l’85% ha scelto la Chiesa Cattolica (vedi tabella).
Stando ai dati del 2008 i contribuenti in italia sono circa 40 milioni. Ciò significa che sono circa 15 milioni gli italiani che hanno espresso la loro preferenza di destinare l'8x1000 in maggiornaza alla Chiesa cattolica. Qualsiasi sondaggio non avrebbe cifre così rappresentative.
Sul sito www.8x1000.it la Chiesa Cattolica pubblica periodicamente il rendiconto che distribuisce anche a tutte le redazioni dei media. L’uso dell’8x1000 è descritto nel dettaglio sul sito www.chiediloaloro.it dove si può vedere come vengono utilizzati i proventi sul territorio. I dati sono aggiornati all’aprile del 2012.
Quant’è l’8x1000 alla Chiesa
Nel 2012 la Chiesa ha ricevuto 1 miliardo 148 milioni 76 mila e 594 euro (1.148.076.594,08), di cui euro 117.430.056,09 a titolo di conguaglio per l’anno 2009 ed euro 1.030.646.537,99 a titolo di anticipo dell’anno 2012 (Vedi qui).
Come vengono spesi questi soldi? L’8x 1000 finanzia tre aree: esigenze di culto, interventi caritativi e sostentamento del clero (per un resoconto dettagliato degli interventi dal 1990 al 2011 consultare: http://www.8xmille.it/rendiconti/rendiconto.pdf).
Esigenze di culto: chiese, centri di ascolto, tutela del patrimonio
Quando si parla di esigenze di culto e della popolazione, per cui vengono spesi 479 milioni di euro all’anno, è bene capire di cosa si sta parlando. Ad esempio appartiene a questa area non solo la costruzione di nuove chiese laddove ce n’è bisogno ma anche la creazione di centri di ascolto e centri di accoglienza parrocchiali o diocesani che sono a servizio dei cittadini. In un articolo qualche tempo fa avevamo mostrato il contributo che le parrocchie e gli oratori restituiscono al Paese quantificabile in 260 milioni di euro all’anno.
Nelle esigenze di culto rientrano anche progetti di volontariato e di assistenza promossi e portati avanti dai sacerdoti, così come il supporto economico a chi deve affrontare processi matrimoniali canonici e non ha le risorse: ad esempio una donna che chiede la nullità del matrimonio e non può permettersi la causa.
Sempre nelle esigenze di culto rientra la tutela e restauro dei beni culturali ecclesiastici che costituiscono il 70% del patrimonio artistico italiano. Come abbiamo già scritto su circa 95.000 chiese, ben 85.000 sono ritenute un bene culturale, così come 1.535 monasteri, 3.000 complessi monumentali, 5.500 biblioteche, 26.000 archivi, 700 collezioni e musei ecclesiastici e migliaia di opere pittoriche e scultoree. Negli ultimi anni la Cei ha destinato ogni anno tra i 63 e i 68 milioni di euro alla tutela e il restauro dei beni culturali ecclesiastici.

sabato 10 maggio 2014

Menzogna e propaganda. Armi di disinformazione di massa.

Menzogna e propaganda.
Armi di disinformazione di massa.


 
Un potere politico che si serve della menzogna per raggiungere i suoi scopi, spesso in contrasto con gli interessi della società che dice di rappresentare, può ancora definirsi “democratico”?
Fino a che punto la manipolazione dell’informazione e la costruzione di una realtà modificata ad uso propagandistico possono essere accettate dall’opinione pubblica?
 

Massimo Chiais (1961) è docente e giornalista. Terminati gli studi in Lettere e in Scienze Strategiche, ha conseguito il dottorato di ricerca e collabora con la cattedra di Studi Strategici dell’Università di Torino. Autore di numerosi articoli e saggi (Rivista Militare, GQ, Storia e Futuro, Pagine di Difesa), si occupa prevalentemente del rapporto tra comunicazione, disinformazione e potere politico e in particolare dell’analisi dei linguaggi della propaganda.
L’obiettivo del libro è quello di “denunciare i mezzi e i linguaggi di una comunicazione deviata e manipolata, ma anche quello di far riflettere sui pericoli che tali informazioni possono rappresentare”.
Il volume, frutto di alcuni anni di ricerca dell’autore come giornalista free lance e ricercatore presso il corso di Laurea in Scienze Strategiche dell’Università di Torino, coniuga gli aspetti della ricerca sociologica e storica con quelli dell’analisi della cronaca più recente, approfondendo lo studio del linguaggio dei media, dei criteri di selezione dell’informazione e delle modalità di diffusione delle notizie.
Ciò che il libro si propone di dimostrare è che l’informazione che viaggia sui media è spesso una costruzione, qualcosa di assai diverso rispetto alla realtà dei fatti.
Da cosa dipende? secondo l’Autore una spiegazione c’è ed è la “formidabile capacità di trasferire notizie su scala globale e in tempo reale, che, rendendoli gli unici strumenti di conoscenza della realtà, circonda i media di un’autorità difficile da contestare”.
In queste condizioni, non stupisce che la storia possa essere trasformata senza alcuna obiezione, attraverso operazioni di vera e propria “ingegneria storica” finalizzata alla costruzione di una realtà fittizia, ma in linea con gli interessi di chi la manipola.
L’autore si pone l’obiettivo di instillare una doverosa perplessità nei riguardi di quanto viene proposto come Verità inconfutabile, insegnando come individuare tematiche, modelli e linguaggi menzogneri, nel tentativo di riuscire a valutare quanta menzogna si nasconde proprio dietro le verità ufficiali, o spacciate per tali dai mass media.

giovedì 1 maggio 2014

I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE.....

I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE.....

I vestiti nuovi dell'imperatore o Gli abiti nuovi dell'imperatore è una fiaba danese scritta da Hans Christian Andersen  e pubblicata per la prima volta nel 1837nel volume Eventyr, Fortalte for Børn ("Fiabe, raccontate per i bambini"). Il titolo originale è  Keiserens Nye Klæder.
La fonte da cui ha tratto ispirazione Andersen è una storia spagnola riportata daDon Juan Manuel (1282-1348), la XXXII dell'operaRl Conde Lucanor.
Fonte:(Wikipedia)
 File:Emperor Clothes 01.jpg



Molti anni fa viveva un imperatore che amava tanto avere sempre bellissimi vestiti nuovi da usare tutti i suoi soldi per vestirsi elegantemente. Non si curava dei suoi soldati né di andare a teatro o di passeggiare nel bosco, se non per sfoggiare i vestiti nuovi. Possedeva un vestito per ogni ora del giorno e come di solito si dice che un re è al consiglio, così di lui si diceva sempre: «E nello spogliatoio!».
Nella grande città in cui abitava ci si divertiva molto; ogni giorno giungevano molti stranieri e una volta arrivarono due impostori: si fecero passare per tessitori e sostennero di saper tessere la stoffa più bella che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili agli uomini che non erano all'altezza della loro carica e a quelli molto stupidi.
"Sono proprio dei bei vestiti!" pensò l'imperatore. "Con questi potrei scoprire chi nel mio regno non è all'altezza dell'incarico che ha, e riconoscere gli stupidi dagli intelligenti. Sì, questa stoffa dev'essere immediatamente tessuta per me!" e diede ai due truffatori molti soldi, affinché potessero cominciare a lavorare.
Questi montarono due telai e fecero fìnta di lavorare, ma non avevano proprio nulla sul telaio. Senza scrupoli chiesero la seta più bella e l'oro più prezioso, ne riempirono le borse e lavorarono con i telai vuoti fino a notte tarda.
"Mi piacerebbe sapere come proseguono i lavori per la stoffa" pensò l'imperatore, ma in verità si sentiva un po' agitato al pensiero che gli stupidi o chi non era adatto al suo incarico non potessero vedere la stoffa. Naturalmente non temeva per se stesso; tuttavia preferì mandare prima un altro a vedere come le cose proseguivano. Tutti in città sapevano che straordinario potere avesse quella stoffa e tutti erano ansiosi di scoprire quanto stupido o incompetente fosse il loro vicino.
"Manderò il mio vecchio bravo ministro dai tessitori" pensò l'imperatore "lui potrà certo vedere meglio degli altri come sta venendo la stoffa, dato che ha buon senso e non c'è nessuno migliore di lui nel fare il suo lavoro."
Il vecchio ministro entrò nel salone dove i due truffatori stavano lavorando con i due telai vuoti. "Dio mi protegga!" pensò, e spalancò gli occhi "non riesco a vedere niente!" Ma non lo disse.