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domenica 16 marzo 2014

L'illusione finanziaria. La lezione del gesuita Gaël Giraud.

L'illusione finanziaria. La lezione del gesuita Gaël Giraud.
 Gael_Giraud[1] 
Gaël Giraud, gesuita, docente di economia matematica all’Università Sorbona di Parigi, ha tenuto una interessante conferenza a Brescia, il 23 ottobre, sulla “Illusione finanziaria”, cioè sulla crisi globale e le disuguaglianze prodotte da un sistema finanziario privo di regole. L’incontro è stato promosso dalla Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura (rete c3dem), l’Accademia Cattolica di Brescia e l’Università Cattolica sede di Brescia.
Fonte: Blog CCDC-Cooperativa Cattolico-Democratica di Cultura
 

L’illusione finanziaria

Ringrazio don Giacomo Canobbio e gli organizzatori per l’invito. È una gioia e un onore per me potermi esprimere qui e discutere con voi. Vi parlerò come economista, come cittadino europeo e come gesuita.
Parlerò come Economista, perché gli argomenti che evocheremo (il crash finanziario, la deregolamentazione finanziaria, la crisi del debito pubblico) sono innanzitutto delle questioni di economia, a cui bisogna tentare di rispondere, identificando con serenità i punti problematici, senza pregiudizi politici.
Parlerò come Cittadino europeo, perché credo che l’Italia sia in una brutta situazione, come la Francia. I francesi e gli italiani avrebbero molto da guadagnare se cercassero insieme delle soluzioni all’impasse.
Parlerò come Gesuita, perché credo che il futuro dell’Europa sia in gioco: e il futuro dell’Europa non può lasciare i cristiani indifferenti.
Mi concentrerò su tre punti:
1) Dirò qualche parola sulla regolamentazione dei mercati finanziari. Essenzialmente, per dirvi che penso si sia fatto molto poco per regolamentare meglio i mercati finanziari. A tal punto che la situazione mi sembra almeno tanto pericolosa oggi quanto lo era nella primavera del 2007.
2) Accennerò brevemente alla crisi del debito pubblico, al ruolo delle politiche di austerità, e alla crisi del progetto dell’euro.
3) Infine, vi proporrò qualche riflessione personale su ciò che una tale crisi della finanza e dell’euro significa sul piano spirituale. Dal 2007 molte persone hanno chiesto una moralizzazione del capitalismo, un raddrizzamento morale, per esempio da parte dei manager delle grandi istituzioni finanziarie. Ma credo che una morale individuale, anche se indispensabile, non sia sufficiente: dobbiamo andare oltre. Giovanni Paolo II ha parlato, in un altro contesto, di “peccato strutturale”. Io oggi vorrei porre l’accento sulla struttura di peccato che soggiace alla maniera in cui organizziamo il nostro rapporto con la moneta ed il credito.
1. A che punto siamo per quanto riguarda la regolamentazione finanziaria?
Bisogna distinguere due ambiti, distinti ma correlati: la regolamentazione dei mercati finanziari e i loro prodotti, da una parte; e la regolamentazione del settore bancario, dall’altra. Vediamoli uno alla volta.
   
1.1 I mercati finanziari sono ancora troppo poco regolamentati

mercoledì 12 marzo 2014

La Camera approva la nuova legge elettorale.ITALICUM...una truffa aggravata,una legge pericolosa e autoritaria.

La Camera approva la nuova legge elettorale.
ITALICUM...una truffa aggravata,una legge pericolosa e autoritaria.
Complimenti al PD,a Renzie e Berlusconi per l'ennesimo puzzle piduista completato!
Nemmeno il fascismo aveva osato tanto.
 Legge elettorale, Cartelli M5s in aula: "Sintonia Renzi-Cav" Voto finale su riforma legge elettorale: i deputati di SeL mostrano la Costituzione durante le dischiarazioni di voto di Gennaro Migliore
 Legge elettorale, Sel in aula con la Costituzione La riforma passa  con 365 sì, 156 no e 40 astenuti. Contrari Popolari, M5S, Lega, Fdi e Sel. 

Dichiarazione di voto M5S sul #Pregiudicatell

 "Mettiamo subito le cose in chiaro : la riforma e e o eche Renzi, Berlusconi e Alfano propongono ai cittadini e' un'orrenda schifezza, figlia dei loro interessi personali e della loro arroganza. Questa proposta elettorale fa male al nostro Paese perché peggiora il già pessimolivello della nostra democrazia. E' una riforma elettorale incostituzionale per tanti motivi: per il premio di maggioranza abnorme per la non conoscibilità del candidato da parte dell'elettore e lo è perché un sistema proporzionale, come quello che dicono di avere adottato, non può essere corretto a tal punto da renderlo un maggioritario puro in collegio unico nazionale. Gli italiani devono sapere che fare una legge elettorale tanto per dire di averla fatta è una presa in giro, ma tanto a loro di noi italiani non interessa nulla, anzi no, interessa solo derubare i cittadini di uno dei pochi momenti - oramai sempre meno - in cui contano qualcosa, cioè quando votano Noi siamo diversi da voi politici che legiferate per mantenere il potere. Noi siamo gli stessi cittadini che si recano alle urne a votare e per i quali le parole non contano più, contano solo fatti che dimostrino onestà e rettitudine. Questo sistema democratico non funziona perché il ruolo del cittadino nella politica è diventato troppo debole e assomiglia sempre di più a quello di inerme spettatore e vittima. E' una triste involuzione causata dal Porcellum che ha delegittimato il parlamento e che doveva non solo essere superato, ma dimenticato per sempre. Dopo la sacrosanta sentenza della Corte Costituzionale che lo ha finalmente abbattuto, bisognava ripartire da zero creando una nuova legge elettorale condivisa e partecipata, sia coi membri del Parlamento che con tutta la società civile, per giungere ad un unico risultato: la nascita di una classe politica nuova che rappresentasse i cittadini e rispondesse alle loro richieste d’aiuto.

martedì 11 marzo 2014

ITALICUM.....una truffa aggravata... la democrazia diviene una vuota parola.

ITALICUM.....una truffa aggravata... la democrazia diviene una vuota parola.
Prevista per oggi l'approvazione alla Camera della legge elettorale Italicum: il peggior sistema elettorale nella storia d'Italia, e tra quelli esistenti in Europa. 
Bisogna escogitare leggi elettorali, fondate sul presupposto seguente: siccome prevedo il risultato, devo provvedere a truccarlo.
Il sistema elettorale proporzionale è l'unico strumento che rispetti il principio del suffragio universale e uguale.
Il sistema proporzionale è l'unico sistema elettorale democratico.Solo il proporzionale garantisce che il voto di tutti i cittadini sia veramente «eguale» .
CON L'APPROVAZIONE DELLA TRUFFA AGGRAVATA DELL'ITALICUM STANNO UCCIDENDO LA DEMOCRAZIA.


Piero Calamandrei, L’incoscienza costituzionale 

Settembre 1952

 

La democrazia diventa una vuota parola quando il partito che si è servito dei metodi democratici per salire al potere è disposto a violarli pur di rimanervi: il che può farsi, anche senza bisogno di mettere fuori legge gli oppositori, con qualche ben studiata revisione costituzionale, od anche semplicemente con qualche trucco elettorale che permetta al partito che è al potere di rimanervi anche quando nel Paese sia diventato minoranza. La Costituzione, per il Parlamento democratico, dove essere un prius, una premessa che si rispetta e non si discute: qualcosa che sta al disopra dei partiti, che è un limite per la stessa maggioranza. Ma la conclusione, prima appena sussurrata, poi in questi ultimi tempi apertamente proclamata, è venuta da sé: non è il governo che deve adattarsi alle esigenze della Costituzione, è la Costituzione che deve conformarsi alle esigenze di questo governo. Se questo governo la preferisce così, non c’è proprio ragione di complicare con intralci costituzionali, per fortuna rimasti soltanto sulla carta, questo ingranaggio che va da sé così liscio. Questa non è la Costituzione fatta dal popolo italiano per il popolo italiano: questa, è la Costituzione fatta perché la maggioranza democristiana possa continuare per omnia saecula a rimaner maggioranza. La constitution, c’est moi: il programma fu già enunciato trent’anni fa, si riassunse fin da allora in un motto: “durare”.

La costituzione? Incompiuta era e incompiuta resta – Una Costituzione al servizio della maggioranza che vuole rimanere maggioranza – La revisione costituzionale? La democrazia diviene una vuota parola – È possibile sovvertire la forma istituzionale dello stato? – La riforma delle legge elettorale? Un trucco legalizzato.
La costituzione? Incompiuta era e incompiuta resta
Alla vigilia della chiusura della prima legislatura, il popolo italiano ha diritto di chiedere al Parlamento (che poi vuol dire al governo) che cosa ha fatto, in questi cinque anni, della Costituzione repubblicana: di questa Costituzione che ebbe in custodia cinque anni fa, e che oggi dovrebbe restituire in buono stato, al momento delle nuove elezioni, al popolo che gliela affidò.
Cinque anni fa, appena chiusi i lavori dell’Assemblea costituente, la Costituzione era come un edificio monumentale (in materia costituzionale i paragoni edilizi sono di stile) tirato su nelle mura maestre, ma ancora mancante di qualche parete divisoria, di qualche scala interna e della cuspide. L’imprenditore, nonostante la sua buona volontà, non era riuscito, in un anno di lavoro intenso, a consegnare la costruzione finita; ma tutti sapevano che il suo successore, che trovava i materiali già ammassati nel cantiere, avrebbe potuto agevolmente, in pochi mesi, portare a compimento l’impresa secondo i disegni già approvati dal progettista. Sono passati cinque anni, e tutto è allo stesso punto. Incompiuta era, e incompiuta è.
Ma limitarsi a osservare che tutto in questi cinque anni è rimasto immutato, è forse peccare di ottimismo: non si lascia una muratura a mezzo per cinque anni senza che essa cominci a andare in rovina: sotto i venti che soffiano dalle aperture del tetto, la calcina comincia a sgretolarsi; e le impalcature, abbandonate sul posto, imputridiscono sotto la pioggia.
Se invece che in tema di mandato parlamentare si fosse veramente in tema di contratto d’appalto, questo imprenditore scervellato o disonesto, che per cinque anni avesse lasciato andare in malora così il lavoro affidatogli, andrebbe incontro a brutti guai. Nessuno lo salverebbe da una condanna ai danni: e forse, poiché i muri lasciati a mezzo costituiscono un continuo pericolo di crollo, rischie-rebbe di andare a finire in prigione.
La Costituzione, come ognuno sa, è divisa in due parti: la prima tratta dei diritti e doveri dei cittadini; la seconda dell’ordinamento della repubblica, cioè della struttura degli organi con cui si esercita il potere. Per ora il bilancio del costruttore si può limitare alla seconda parte, quella più propriamente architettonica. Della prima è meglio tacere.
E inutile infatti parlare delle norme contenute nella prima parte, quelle che si riferiscono ai diritti individuali dei cittadini, civili, politici e sociali. Esse sono lì da cinque anni, chiuse nelle loro scatole, come misteriosi ordigni di cui si ignora l’uso (e speriamo che non s’arrugginiscano). Fanno venire in mente l’avventura di certi ospedali di provincia che, per la munificenza di un benefattore locale, hanno potuto acquistare un armamentario chirurgico ultramoderno: ma gli strumenti rimangono lì, nelle vetrine, ognuno nel suo astuccio, perché non si trova il chirurgo che li sappia adoperare.
Così è accaduto, finora, delle norme programmatiche, che dovevano servire a iniziare le tanto vantate riforme di struttura economica: quelle che promettevano ai poveri non la ricchezza, ma un po’ meno di miseria, ai disoccupati non l’elemosina, ma un po’ di lavoro. Forse in avvenire si troverà chi saprà adoprarle; ma per oggi è meglio pensare al riarmo, che è una medicina un po’ antica, ma sempre (al dir dei vecchi pratici) di sicuro effetto pacificatore.
E così è meglio non parlare di quelle norme che dovevano garantire ai cittadini i diritti di libertà. Anche queste sono sempre nuove ed intatte nelle loro custodie di velluto, perché il governo, per non consumarle, ha preferito non adoprarle. Per amministrare la libertà di opinione, o la libertà della cultura, o la libertà delle confessioni religiose non c’è stato bisogno di scomodare la Costituzione: bastano le elastiche disposizioni della benemerita legge di pubblica sicurezza, che da vent’anni ha reso, senza discontinuità, tanti servizi. […]
Nei primi anni di questa legislatura qualche ingenuo poté credere che la lentezza colla quale il governo si accingeva a sbrigare questa eredità di lavoro lasciata dalla Costituente derivasse dalla difficoltà di certi problemi tecnici ed anche dalla necessità di dare la precedenza a leggi ordinarie di carattere urgente. Ma oggi, a distanza di cinque anni, la ingenuità diventerebbe dabbenaggine.
La verità è che nel piano politico della maggioranza parlamentare e del suo governo vi è stata non tanto mancanza di volontà di compiere la Costituzione, quanto deliberata volontà di lasciarla incompiuta. […]

Una Costituzione al servizio della maggioranza che vuole rimanere maggioranza.
Ma ormai, a cinque mesi dalla chiusura, quel che non è stato fatto, non si farà più. Questi cinque mesi che rimangono basteranno appena per fabbricar la nuova legge elettorale che servirà a questa maggioranza per rimaner maggioranza.
Rimaner maggioranza: perché qui è, in sostanza, il segreto di questa quinquennale inadempienza costituzionale. Così finirà, con una dichiarazione di inadempienza, questa prima legislatura repubblicana, che doveva essere la prima prova di costume costituzionale della nuova democrazia italiana. Sui programmi politici i partiti potevano esser discordi; ma sull’ossequio alla Costituzione pareva che non vi fosse possibilità di dissenso. Era un impegno non solo di legalità ma di onore, che la Costituente (e attraverso la Costituente tutta l’Italia uscita rinnovata dalla guerra di liberazione) aveva trasmesso al nuovo Parlamento: un impegno sacro, tanto che un deputato cattolico aveva proposto di intitolare la Costituzione repubblicana al nome di Dio.
Nella piattaforma elettorale su cui si fecero le elezioni del 18 aprile, l’immediata integrazione della Costituzione era, per tutti i partiti, un punto fuori di discussione: non era neppure pensabile che un Parlamento nato dalla Costituente potesse tradire l’impegno costituzionale che la Costituente gli aveva trasmesso. La Costituzione, per il Parlamento democratico, doveva essere un prius, una premessa che si rispetta e non si discute: qualcosa che stava al disopra dei partiti, che era un limite per la stessa maggioranza.
E invece la maggioranza democristiana, magnitudine sua laborans, è stata portata dalla sua stessa onnipotenza schiacciante a identificare la Costituzione con sé medesima; le sorti della Costituzione colle sue proprie sorti elettorali. Padrona del governo, si è accorta che chi governa può benissimo fare a meno di tutti quei controlli costituzionali che lo spirito romantico dell’Assemblea costituente aveva sognato. La Corte costituzionale, l’indipendenza della magistratura, il referendum popolare, bellissimi temi per conferenzieri da circoli rionali; ma in pratica, intralci micidiali per chi è al potere e vuol rimanerci. E allora la conclusione, prima appena sussurrata, poi in questi ultimi tempi apertamente proclamata, è venuta da sé: non è il governo che deve adattarsi alle esigenze della Costituzione, è la Costituzione che deve conformarsi alle esigenze di questo governo. Se questo governo la preferisce così, non c’è proprio ragione di complicare con intralci costituzionali, per fortuna rimasti soltanto sulla carta, questo ingranaggio che va da sé così liscio. Questa non è la Costituzione fatta dal popolo italiano per il popolo italiano: questa, è la Costituzione fatta perché la maggioranza democristiana possa continuare per omnia saecula a rimaner maggioranza.
La constitution, c’est moi: il programma fu già enunciato trent’anni fa, si riassunse fin da allora in un motto: “durare”.