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domenica 23 novembre 2014

ASTENSIONISMO.....Le èlite gioiscono e l'Italia va a rotoli. #2


ASTENSIONISMO.....Le èlite gioiscono e l'Italia va a rotoli. #2
 

Francamente,io considero l'astensionismo un appoggio oggettivo al governo corrente e non una protesta contro la classe dirigente.

''Ciò che ci rovina'' replicò Dupont senior ''è l'indifferentismo.In una sezione di cui fanno parte 900 cittadini con diritto di voto,non ne vengono all'assemblea neanche 50.Ieri eravamo in 28.''
''Ebbene!''disse Gamelin''bisogna obbligare i cittadini a venire,pena una ammenda.''
''Eh eh!'' fece Dupont aggrottando le sopracciglia ''se venissero tutti,i patrioti sarebbero in minoranza....Cittadino Gamelin,vuoi bere un bicchiere di vino alla salute dei buoni sanculotti?...''
''Gli dei hanno sete''(1912) di  Anatole France, ambientato ai tempi della Rivoluzione francese.

lunedì 20 ottobre 2014

Questo potere è peggio che totalitario in quanto è violentemente totalizzante.

Questo potere è peggio che totalitario in quanto è violentemente totalizzante.
 
Politici che annaffiano l'orto coltivato a consenso. La democrazia del consenso è solo questo, spettacolo e voto di scambio.Se i giovani leggessero ''Scritti corsari'' di Pier Paolo Pasolini, scoprirebbero che presente e futuro prossimo sono stati già (de)scritti.
Ci siamo fatti truffare come polli d'allevamento.
Siamo tutti polli d'allevamento. Siamo tutti carne da macello.

''Questo potere è peggio che totalitario in quanto è violentemente totalizzante...ha generato un drammatico vuoto di potere.
Gli italiani...sono divenuti in pochi anni un popolo degenerato , ridicolo, mostruoso, criminale.
Ho visto "coi miei sensi" il comportamento coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano , fino a una irreversibile degradazione.Cosa che non era accaduta durante il fascismo fascista, periodo in cui il comportamento era completamente dissociato dalla coscienza.Vanamente il potere "totalitario" iterava e reiterava le sue imposizioni comportamentistiche: la coscienza non ne era implicata.
I "modelli" fascisti non erano che maschere, da mettere e levare. Quando il fascismo fascista è caduto , tutto è tornato come prima.

Il nuovo potere non è più clerico-fascista , non è più repressivo.
Non possiamo più usare contro di esso gli argomenti...che tanto abbiamo adoperato contro il potere clerico fascista , contro il potere repressivo.
Il nuovo potere consumistico e permissivo si è valso proprio delle nostre conquiste mentali di laici, di illuministi, di razionalisti , per costruire la propria impalcatura di di falso laicismo, di falso illuminismo, di falsa razionalità. Si è valso delle nostre sconsacrazioni per liberarsi di un passato che, con tutte le sue atroci e idiote consacrazioni, non gli serviva più.
In compenso però tale nuovo potere ha portato al limite massimo la sua unica sacralità: la sacralità del consumo come rito, e, naturalmente, della merce come feticcio. Nulla più osta a tutto questo.

... Come polli di allevamento , gli italiani hanno subito assorbito la nuova ideologia irreligiosa e antisentimentale del potere: tale è la forza di attrazione e di convinzione della nuova qualità di vita che il potere promette, e tale è , insieme , la forza degli strumenti di comunicazione (specie la televisione) di cui il potere dispone.
Come polli d'allevamento , gli italiani hanno indi accettato la nuova sacralità , non nominata , della merce e del suo consumo.
Del resto c'è da chiedersi cos'è più scandaloso : se la provocatoria ostinazione dei potenti a restare al potere, o l'apolitica passività del paese ad accetare la loro stessa fisica presenza (" ...quando il potere ha osato oltre ogni limite , non lo si può mutare, bisogna accettarlo così com'è"...).

da "Scritti corsari" di Pier Paolo Pasolini.
LA QUESTIONE SOCIALE È QUESTIONE MORALE.
 '' Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. Com’è stato giustamente sottolineato da un eminente esperto: "noi non accettiamo di separare l’economico dall’umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a comprendere l’umanità intera".
POPULORUM PROGRESSIO LETTERA ENCICLICA  DI SUA SANTITÀ PAOLO PP. VI 

domenica 19 ottobre 2014

"Rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo dalla battaglia culturale".

"Rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo dalla battaglia culturale".    
 Intervista a Luciano Canfora


Classicista di fama internazionale, esponente di spicco della sinistra italiana, già iscritto a Rifondazione comunista e al Pdci, docente presso l’Università di Bari, Luciano Canfora è uno degli intellettuali più prestigiosi e controcorrenti che il panorama italiano può vantare. Quest’anno ha partecipato in qualità di condirettore all’edizione 2014 di FestivalStoria, ospitata presso i locali dell’Università di San Marino, dedicata questa volta al tema “Auri Sacra Fames”. Il denaro, motore della Storia? e che chiude oggi i battenti. A lui abbiamo chiesto di riflettere su questo concetto il quale se per certi versi appare scontato di fatto non trova mai o quasi mai riscontro esplicito nelle discussioni politiche o culturali sia a livello nazionale che internazionale.
Professor Canfora, fermo restando che già sappiamo, come sosteneva Marx, che l’economia è la struttura portante della storia dell’umanità, e con essa il denaro e l’avidità dell’uomo, si può intravedere un’epoca dove però questo aspetto ha prevalso più di altri momenti?
Una storia dell’umanità in sintesi l’ha già raccontata Lucrezio, il poeta latino del tempo di Cicerone e di Cesare, a metà del primo anno Avanti Cristo. Nel quinto libro del “De Rerum Natura”, una pagina formidabile, una specie di storia dell’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, dice che il conflitto e quindi la storia conflittuale dell’umanità, comincia quando fu scoperta la proprietà. “Res reperta”, appunto la proprietà, e “aurunque”, cioè l’oro. Riferimento del valore convenzionale. E forse, anche se non possiamo saperlo con certezza, probabilmente già Epicuro si soffermava molto su questo punto se lo stesso Lucrezio appunto lo ha molto tradotto parafrasandolo e rievocandolo. Io sono convinto che Lucrezio sia stato un pensatore originale e molto importante. Comunque l’intuizione che l’intera vicenda umana sia legata a questo fenomeno e alla dinamica della proprietà e al conflitto che essa determina, diventa lì, nel suo pensiero, molto chiara. Ed è altrettanto chiara e ben presente nella consapevolezza e nella coscienza di tutti gli storici e i pensatori del mondo antico, che sono millenni di storia non certamente un quarto d’ora. Insomma il materialismo storico non ha inventato nulla a riguardo, ha solo preso coscienza di un convincimento radicato nella realtà.

Anche quando si parla della “guerra motore della Storia” siamo sempre dentro il concetto di “scontro per la proprietà”?
Certo. Che sia conflitto imperiale o conflitto civile sempre della stessa cosa si tratta. Ci sono però dei momenti in cui tutto questo passa in secondo piano nelle coscienze delle persone, e questo lo abbiamo visto varie volte riprodursi, a seguito della conflittualità a base religiosa. L’altro malanno dell’umanità sono infatti le religioni, che scatenando i fanatismi contrappositivi, ovvero “quello che penso io è vero, quello che pensi tu è demoniaco”, innescano appunto conflitti spaventosi che possono durare secoli. L’Europa, che è un luogo molto ipocrita, per secoli si è dilaniata per guerre di religione, totalmente sconvolgenti dal punto di vista mentale. Si può ritenere che anche dietro, ma molto mediatamente, questi conflitti allucinanti a base religiosa ci siano motivi di carattere materiale. Di cui gli stessi protagonisti però non sono consapevoli. Sicuramente il petrolio è alla base della guerra lancinante del nuovo califfato contro i paesi vicini, ma i militanti di quella realtà, completamente obnubilati dal punto di vista mentale, credono di lottare per una religione, per una fede. Sono probabilmente molto mediatamente manovrati e quindi la loro posizione appare ancora più tragica in quanto diventano oggetti e non soggetti della storia. Però tendo a pensare che se uno guarda da vicino anche in quel caso al di sotto c’è la “res” come diceva Lucrezio.

domenica 28 settembre 2014

Il Paese più corrotto dell'Ue? L'onesta e corr(O)tta Germania

 Il Paese più corrotto dell'Ue? L'onesta e corre(O)tta Germania

Questo post lo dedichiamo ai nostri cari amici luogocomunisti.... come era la storia...la corruzzzzzione c'è solo in Italia,italiani popolo di corrotti,tedeschi onesti,corretti e produttivi..... ma tu guarda un po'... 


Secondo un rapporto di Visa Europa, l'economia sommersa tedesca è la più consistente d'Europa: 351 miliardi di euro, 20 in più rispetto all'Italia.

I tedeschi, si sa, sono sempre pronti a fare la ramanzina all'Italia. Chiunque a Berlino si sente titolato a puntare il dito.Se non è la cancelliera Angela Merkel, è il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz. Eppure i numeri dicono tutt'altro. Secondo un attento studio di Visa Europa, riportato oggi da ItaliaOggi, in termini assoluti l'economia sommersa tedesca è la più consistente di tutta l'Unione europea. Supera addirittura i 350 miliardi di euro ed è pari al nero di Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Irlanda e Austria messe insieme. Eppure nessuno ci fa caso.
I dati non mentono. Ma smentiscono. E basta dare una rapida occhiata al report realizzato dalla At Kearney con il professore dell'Università di Linz, Friedrich Schneider, autorità nello smascherare la cosiddetta shadow economy per capire che i tedeschi sono dei gran furbetti. Certo gli italiani ci mettono del loro per toccare certo livelli, ma mai come i tedeschi. Ebbene, secondo il rapporto commissionato da Visa Europa, l'economia sommersa tedesca si aggira intorno ai 351 miliardi di euro, quasi 20 miliardi in più rispetto a quella italiana che è appunto stimata intorno ai 333 miliardi. Di questo malloppo, spiega Schneider, solo nel 2012 le mazzette teutoniche hanno pesato per 250 miliardi di euro. In questo gli italiani sono imbattibili: le tangenti sono stimate intorno aI 280 miliardi di euro.
A fronte di questi numeri quello che più colpisce è il capitolo dedicato alle statistiche giudiziarie. Secondo il rapporto di Visa Europa, infatti, nel 2009 sono state sporte 6.354 denunce, nel 2012 ben 8.175. "Mentre le denunce di crimini aumentano, le indagini diminuiscono - spiega Marco Cobianchi su ItaliaOggi - dalle 1.813 del 2010 si è passati alle 1.528 del 2011 fino alle 1.373 del 2012". E in Italia? Nel 2012 le denunce per corruzione e concussione e abuso d'ufficio sono state 1.820, mentre i condannati sono stati 800. Tutt'altra proporzione. Come fa notare Cobianchi, infatti, "in Italia si denuncia meno ma si condanna molto di più". Secondo il rapporto della Commissione europea sulla corruzione, la colpa è della magistrura tedesca che è soggetta al potere politico. A Berlino, infatti, il ministero della Giustizia può "istruire il magistrato di una inchiesta su come condurre le indagini" e dove andare a concentrare le proprie attenzioni.
Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/economia/paese-pi-corrotto-dellue-lonesta-e-corretta-germania-1055093.html
E basta con 'sti luoghi comuni...cari amici luogocomunisti:
la Germania è leader anche nella corruzzzzzzione!!!!

giovedì 4 settembre 2014

I 7 punti di Putin per l’Ucraina.

I 7 punti di Putin per l’Ucraina.

 Vladimir Putin e Petro Poroshenko si stringono la mano, foto del 26 agosto durante  un incontro a Minsk   (Epa)

Che cattivone questo Putin!
Propone un cessate il fuoco ma lo fa mettendo ben "sette condizioni", una vera trappola stile Hitler!

Si legga questo abominio:
condizioni ritenute necessarie da Putin per la tregua nel conflitto ucraino. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-a82cfb93-bd90-4871-b2a3-999232082a8c.html#sthash.zUOnapqq.dpuf  
condizioni ritenute necessarie da Putin per la tregua nel conflitto ucraino. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-a82cfb93-bd90-4871-b2a3-999232082a8c.html#sthash.zUOnapqq.dpuf

 1. Le milizie filo-russe devono interrompere le avanzate militari nell'Est.
2. Le forze armate pro Kiev devono ritirarsi a una distanza che escluda la possibilità di bombardare gli abitati.
3. Attuare un controllo e monitoraggio internazionale completo e obiettivo sul cessate il fuoco.
4. Escludere l’uso di aerei da combattimento contro civili e città.
5. Scambio incondizionato di prigionieri/ostaggi.
6. Corridoi umanitari per i movimenti di profughi e la consegna di aiuti umanitari nelle regioni dell'Est.
7. Accesso diretto delle unità di ricostruzione alle infrastrutture sociali e di trasporto con assistenza collaborativa.
 

Cose paragonabili a crimini contro l'umanità, alle quali si spera che l'Occidente risponda con la sua ben nota onestà intellettuale e superiorità democratica, già vista in azione in passato, dalla gestione dell'incidente del Golfo del Tonchino alle armi di Saddam ed agli "accordi di pace" di Rambouillet.

Questi ultimi, anzi, potrebbero essere lo spunto per una controproposta occidentale:
1. Ritiro delle truppe russe entro 100 km dal confine russo-ucraino.
2. Possibilità per la NATO di far entrare suoi carri armati e truppe entro 100 km in territorio russo.
3. Macchè controllo internazionale e ritiro truppe di Kiev, i "buoni" siamo noi della NATO, non serve altro ...

Ancora una volta Putin dimostra che è lui l'unico vero statista,Obama al max puo lucidargli le scarpe.

 


 

condizioni ritenute necessarie da Putin per la tregua nel conflitto ucraino. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-a82cfb93-bd90-4871-b2a3-999232082a8c.html#sthash.zUOnapqq.dpuf

venerdì 15 agosto 2014

ASSUNZIONE DELLA VERGINE MARIA


 

ASSUNZIONE DELLA VERGINE MARIA

   

Assunzione in cielo, quando il Figlio apre alla mamma, che gli ha dato la vita, le porte della vita eterna.. che gioia!!Buona festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria! 

 

Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura.

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile ed alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo nell’eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face
di caritade, e giuso infra i mortali
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande, e tanto vali,
che qual vuol grazia, e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar senz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietade,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontade.

Dante Alighieri, Divina commedia, Canto XXXIII

 

lunedì 9 giugno 2014

Papa Francesco:''Per la pace ci vuole coraggio, molto più che per la guerra''. Shalom, Pace, Salam! Amen.

Papa Francesco:''Per la pace ci vuole coraggio, molto più che per la guerra''. 
Shalom, Pace, Salam! Amen.

 

  «Signori Presidenti, il mondo è un’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, è vero, ma è anche un prestito dei nostri figli: figli che sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l’alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell’inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l’amore e l’amicizia trionfino». PAPA FRANCESCO
 
Signori Presidenti, Santità, fratelli e sorelle!

con grande gioia vi saluto e desidero offrire a voi e alle distinte Delegazioni che vi accompagnano la stessa calorosa accoglienza che mi avete riservato nel mio pellegrinaggio appena compiuto in Terra Santa.

Vi ringrazio dal profondo del cuore per aver accettato il mio invito a venire qui per invocare insieme da Dio il dono della pace. Spero che questo incontro sia un cammino alla ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide. E ringrazio Vostra Santità, venerato Fratello Bartolomeo, per essere qui con me ad accogliere questi illustri ospiti. La Sua partecipazione è un grande dono, un prezioso sostegno, e testimonianza del cammino che come cristiani stiamo compiendo verso la piena unità.

La vostra presenza, Signori Presidenti, è un grande segno di fraternità, che compite quali figli di Abramo, ed espressione concreta di fiducia in Dio, Signore della storia, che oggi ci guarda come fratelli l’uno dell’altro e desidera condurci sulle sue vie. Questo nostro incontro di invocazione della pace in Terra Santa, in Medio Oriente e in tutto il mondo è accompagnato dalla preghiera di tantissime persone, appartenenti a diverse culture, patrie, lingue e religioni: persone che hanno pregato per questo incontro e che ora sono unite a noi nella stessa invocazione. È un incontro che risponde all’ardente desiderio di quanti anelano alla pace e sognano un mondo dove gli uomini e le donne possano vivere da fratelli e non da avversari o da nemici.

Signori Presidenti, il mondo è un’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, ma è anche un prestito dei nostri figli: figli che sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l’alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell’inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l’amore e l’amicizia trionfino. Molti, troppi di questi figli sono caduti vittime innocenti della guerra e della violenza, piante strappate nel pieno rigoglio.

E’ nostro dovere far sì che il loro sacrificio non sia vano. La loro memoria infonda in noi il coraggio della pace, la forza di perseverare nel dialogo ad ogni costo, la pazienza di tessere giorno per giorno la trama sempre più robusta di una convivenza rispettosa e pacifica, per la gloria di Dio e il bene di tutti. Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo.

La storia ci insegna che le nostre forze non bastano. Più di una volta siamo stati vicini alla pace, ma il maligno, con diversi mezzi, è riuscito a impedirla. Per questo siamo qui, perché sappiamo e crediamo che abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Non rinunciamo alle nostre responsabilità, ma invochiamo Dio come atto di suprema responsabilità, di fronte alle nostre coscienze e di fronte ai nostri popoli. Abbiamo sentito una chiamata, e dobbiamo rispondere: la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza, a spezzarla con una sola parola: "fratello". Ma per dire questa parola dobbiamo alzare tutti lo sguardo al Cielo, e riconoscerci figli di un solo Padre. A Lui, nello Spirito di Gesù Cristo, io mi rivolgo, chiedendo l’intercessione della Vergine Maria, figlia della Terra Santa e Madre nostra. Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica!

venerdì 6 giugno 2014

Caro Orsoni, per essere del PD non basta rubare, bisogna avere anche la tessera....come infatti...

Caro Orsoni, per essere del PD non basta rubare, bisogna avere anche la tessera....come infatti...
 

Caso Mose, il Pd: “Orsoni e Marchese non sono iscritti al partito”

Dopo gli arresti per lo scandalo Mose, il Pd si allontana dagli amministratori locali sottoposti a custodia cautelare.

Fonte:http://www.fanpage.it/caso-mose-il-pd-orsoni-e-marchese-non-sono-iscritti-al-partito/ 

Che ipocriti, altro che "sconosciuto" al PD! Il sindaco di Venezia GIORGIO ORSONI risulta bellamente in vista nel sito ufficiale del PD con tanto di curriculum!!!

Giorgio Orsoni

Sindaco del Comune di Venezia

pubblicato il 2 marzo 2010 , 4004 letture

Ho 63 anni, sono nato a Venezia dove risiedo con la mia famiglia, mia moglie Agnese e i miei figli. Dal 29 marzo 2010 sono Sindaco di Venezia.
Svolgo la professione di avvocato dal 1972, specializzato in Diritto Amministrativo.
Sono professore ordinario di diritto amministrativo nell'Università Ca' Foscari di Venezia e Direttore scientifico del master in "Diritto dell'Ambiente" istituito presso l'Università Ca' Foscari di Venezia.
Ho sempre seguito le problematiche della città sia per vocazione sia in virtù della mia professione e di una esperienza amministrativa che mi ha visto ricoprire diversi incarichi, fra cui:

consigliere giuridico preposto al settore legislativo costituito presso il Ministro per le Aree Urbane (1997-1999);
componente della Commissione Ministeriale per il regolamento di cui all'articolo 3 della L. 109/94 (D.M. 11 giugno 1997);
componente della Commissione di studio per l'approfondimento delle problematiche relative al riordino di strutture ed uffici centrali e periferici del Ministero dei Lavori Pubblici, del Dipartimento per le aree urbane presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché dell'ANAS (D.M. 22 aprile 1998);
componente della Commissione di studio per l'approfondimento delle problematiche relative all'iter legislativo della riforma della legge urbanistica istituita presso il Ministero dei lavori Pubblici (D.M. 8 maggio 1997);
Direttore della Scuola Diretta a Fini Speciali per Assistenti Sociali nell'Università degli Studi di Venezia dal 1990 al 1992;
Consigliere di Amministrazione della Società di Cultura "La Biennale" di Venezia dal 2000 al 2003;
Presidente della SAVE Engineering SpA, Società di Ingegneria dell'Aeroporto di Venezia Marco Polo dal 1997 al 2003;
Assessore al Patrimonio e rapporti istituzionali del Comune di Venezia (dal 2001 al 2005);
Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Venezia nonché Presidente dell'Unione Triveneta dei Consigli dell'Ordine.


Attualmente sono:
Componente il Consiglio Nazionale Forense;
Vice Presidente della Fondazione Cini di Venezia;
Primo Procuratore di San Marco a Venezia;
Consigliere Fondazione lirica La Fenice di Venezia.

Fonte:http://www.partitodemocratico.it/doc/103434/giorgio-orsoni.htm
Nessuno che si assume la responsabilità. Si affidano a perifrasi, eufemismi che gli permettono di poter dire tutto e il contrario di tutto. Nessuno dice con chiarezza che il sindaco di Venezia, Giorgio ORSONI, era ed è del PD. Infatti, nonostante le smentite, Giorgio ORSONI è nel sito ufficiale del PD con tanto di curriculum! (pubblicato il 2 marzo 2010).A quanto pare,caro Orsoni, per essere del PD non basta rubare, bisogna avere anche la tessera....mah....
 giorgio orsoni  Giorgio orsoni, sindaco di Venezia
Daje a ride.....
comunicato PD 2 febbraio 2011
"Oggi il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha annunciato una direttiva improntata alla trasparenza nelle assunzioni pubbliche. è un'iniziativa lodevole e da rilanciare con grande forza. Da un lato, la giunta Alemanno e gli scandali delle assunzioni per linea dinastica. Dall'altro, chi, come Orsoni, fa del rigore e del merito una bussola nella selezione dei dipendenti. Ecco, la differenza tra noi e loro. Nei fatti e non a chiacchiere". Lo annuncia in una nota Marco Meloni, responsabile Pubblica Amministrazione nella segreteria nazionale del PD. "Più nel dettaglio - aggiunge Meloni - quella di Venezia è una buona pratica che fornisce l'occasione per riaffermare con chiarezza un principio sacrosanto, sancito dalla Costituzione e tradito nella prassi: le assunzioni e le progressioni di carriera presso tutte le pubbliche amministrazioni devono fondarsi su procedure trasparenti e fondate sul merito. Un principio che deve acquistare piena effettività ed estendersi a tutte le società pubbliche o a partecipazione pubblica. Il rispetto di questi principi, tuttavia, non può essere affidato alla buona volontà di singoli amministratori, che rischiano di essere delle mosche bianche.
Per questo al centro delle proposte del PD per il settore pubblico, che presenteremo all'Assemblea nazionale di venerdì e sabato prossimi, ci saranno le norme per ristabilire, con strumenti di legge, il vincolo a rispettare il principio costituzionale del concorso pubblico, e proposte concrete per garantirne l'effettività: concorsi unici con procedure affidate a un organismo esterno indipendente, dai quali le singole amministrazioni possono attingere il personale; limiti rigorosissimi per l'attivazione di rapporti atipici e divieto di ricorrere a somministrazione del personale; divieto di attivare contratti "precari" prima dell'esaurimento delle assunzioni di idonei in concorsi; mobilità nelle carriere fondata sul merito, riconoscendo le funzioni svolte in altre amministrazioni". "Vogliamo spezzare una volta per tutte - prosegue - la spirale per cui nelle amministrazioni pubbliche si entra con contratti precari e senza selezioni trasparenti, cui succedono procedure di stabilizzazione, e illuminare l'oscurità che spesso fa delle amministrazioni pubbliche e ancor più di società pubbliche e parapubbliche un luogo di malapolitica, offendendo l'impegno di chi in buona fede studia e si prepara, e che ha diritto di andare avanti in base ai suoi meriti e non a protezioni o a metodi clientelari". "Per questo - annuncia in conclusione - tutti gli amministratori locali del PD, una volta approvato il documento in Assemblea, si dovranno impegnare al rispetto di questi principi. Principi che nella decisioni della giunta Orsoni hanno trovato una prima, felice, applicazione".
Fonte:http://www.partitodemocratico.it/doc/202840/pa-meloni-pd-bene-orsoni-su-direttiva-antiparentopoli.htm
Intanto vedremo come finiranno le indagini.Come si fa nei Paesi civili.  Coraggio!!!!!
Ancora 2 giorni poi non se ne parlerà più,
ci dimenticheremo tutto e
andremo sotto il balcone ad applaudire
PD, FI e NCD che ci fanno le riforme.Cmq
è tutta colpa di Grillo,che strilla,dice troppe parolacce e si accorda con Farage.!!!!!

lunedì 2 giugno 2014

La Coppa del Mondo è una questione politica.

La Coppa del Mondo è una questione politica.
  27M - Indios e movimenti sociali a Brasilia
"A Brasilia, dentro al Palazzo del governo, nel momento delle proteste, la presidente Dilma, conversava con gli imprenditori. Le sue dichiarazioni, dopo gli scontri, sono state sempliciotte. «Non è possibile utilizzare la Coppa del Mondo per fare politica", si è lamentata. Sì, perché la Coppa del Mondo è una questione politica. E il governo sta facendo politica con la Coppa proprio come i lavoratori, i senzatetto, gli indios. Tutti stanno facendo politica. Quindi è necessario che l'opinione pubblica lo sappia, ne abbia coscienza e prenda posizione. Non si può stendere un velo protettivo sopra la Coppa come se si trattasse di una festa popolare bella e allegra che alcuni "malfattori" vogliono rovinare. Non lo è. Vi si gioca anche il gioco della politica, delle alleanze, degli accordi, dei tornaconti e degli impegni futuri."

Improvvisamente, come se si trattasse di una novità sorprendente, i giornalisti brasiliani aprono le prime pagine dei giornali informando il pubblico che gli "indios tirano frecce  in segno di protesta nella capitale federale." Come sempre succede, da 500 anni, i popoli indigeni, finché se ne stanno al loro posto, ossia, bene in silenzio, nelle riserve loro assegnate, al massimo  lamentandosi piagnucolosamente, sono oggetto di commiserazione. E, semmai, il 19 aprile (ndt. la giornata nazionale loro dedicata), si può parlare di loro, ma al passato, come se costituissero una tappa già superata sulla strada dell'integrazione nazionale. Ma basta che scendano in lotta per la demarcazione delle loro terre, o contro i ripetuti attacchi portati dalle multinazionali dell'agro-alimentare nel tentativo di impossessarsi delle loro terre più ricche, perché subito le forze di supporto dello "stato delle cose" incomincino le loro crociate contro quelli che considerano "arretrati". Gli indios sono arretrati, sempre.

Le voci che si esprimono nei giornali e nelle TV mettono in discussione la necessità di destinare così tanta terra  per così pochi indios. Ce ne sono circa 896.000 nel Brasile di oggi. Considerando che la nazione ha 180 milioni di anime, questi 896.000 sono come una ferita, di quelle che non si rimarginano, che "infastidiscono" la vertiginosa avanzata del progresso. C'è una chiara volontà da parte dei latifondisti e delle industrie minerarie di appropriarsi di grandi appezzamenti di terra indigena, ancora protetti, e che custodiscono ricchezze infinite, per non parlare delle fonti d'acqua o dei giacimenti di minerali.

Da qui la necessità di inoculare nell'opinione pubblica l'idea che loro rappresentano l'arretratezza. Sarebbe meglio che si "integrassero" nella società brasiliana, smettendola una volta per tutte con questa idea "fastidiosa" di voler ridefinire le aree dei loro territori per poter, poi, vivere "isolati". E come se non bastasse tutta questa campagna contro il diritto degli indigeni ad avere la loro terra, li condannano anche per voler continuare a restare nella "preistoria", perché è in questi termini che definiscono il diritto di avere una propria cultura.

Non è un caso che l'opinione pubblica venga bombardata dalle argomentazioni sul "quanto sia insensato" questo bisogno degli indios di volere più terre per vivere. Dopo tutto, non hanno già le loro riserve? Che altro vogliono? I media non segnalano però che dal 2012 la Commissione di Costituzione e Giustizia della Camera dei Deputati ha approvato l'emendamento costituzionale 215 - ancora in corso al Congresso - un terribile passo indietro legale voluto dalle forze vicine agli interessi dei latifondisti e dagli evangelici. Con questo emendamento si rimette nelle mani dei deputati la decisione nel merito della proprietà delle terre non solo indigene, ma anche dei quilombolas (ndt. le comunità ancora diffuse in Brasile che furono formate dagli schiavi fuggitivi).
Brasilia, 27.05 - La cavalleria affronta gli indios
NOI NON SIAMO VANDALI. CI TOLGONO LE NOSTRE TERRE E NOI NON POSSIAMO NEMMENO AVVICINARCI A QUESTO "COLOSSEO" - hanno detto alcuni leader indigeni - INVECE DI RISPETTARE LA COSTITUZIONE E CONSEGNARCI LE NOSTRE TERRE, IL GOVERNO DA' LA PRIORITA' AD UN EVENTO CHE DURA SOLO UN MESE, INVESTENDO MILIARDI E ARRECANDO GRAVI DANNI ALLA POLAZIONE"

lunedì 19 maggio 2014

Randy Sheckman:''Le principali riviste scientifiche danneggiano la Scienza''

Randy Sheckman:''Le principali riviste scientifiche danneggiano la Scienza''                         

 

''Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una «tirannia» che va spezzata.''

Questo il giudizio del premio Nobel per la medicina 2013.

La denuncia è grave, a maggior ragione perché è la cosa che ha pensato di dire Randy Schekman al Guardian il giorno stesso in cui ha ricevuto il premio Nobel e quindi non solo nel momento più importante per la carriera di un ricercatore, ma anche nel momento di massima visibilità.
Ma non basta, la dichiarazione di Schekman era stata preceduta di un paio di giorni da quella di un altro autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che sempre al Gurdian aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche.
Ma se la dichiarazione di Schekman è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio con il quale è stata inghiottita dalle testate che si occupano di divulgazione scientifica, alcuni quotidiani le hanno almeno dedicato il “minimo sindacale” come Il Corriere della Sera “Schekman: «Le principali riviste scientifiche danneggiano la scienza»” (poco più che un trafiletto) e l’Unità “Il Nobel Shekman: “Boicottiamo Science e Nature”“, altri hanno però vistosamente dimenticato di pubblicarla. Ma ancor più vistosa è la “dimenticanza” da parte di soggetti che fanno della divulgazione scientifica il loro argomento centrale, non una parola sull’autorevole denuncia da parte delle solite testate comeLe Scienze, Oggiscienza, Query, Pikaia e perfino Focus e Ocasapiens, in genere così attente a difendere la buona scienza scegliendosi però bersagli comodi e banali come i creazionisti della Terra giovane o qualche stravagante di turno.
E allora per vedere commentato in modo decente quanto detto da Schekman dobbiamo andare suWired, un periodico che si occupa in genere di scienza tenendo conto delle sue implicazioni più ampie, per leggere un articolo intitolato “Il Nobel che vuole boicottare le riviste scientifiche“, che inizia con le seguenti parole
La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente.

Le principali riviste scientifiche internazionali – Nature, Cell e Science – sono paragonate a tiranni: pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione.

L’accusa di “tirannia” lanciata da un neo premio Nobel dovrebbe in ogni caso meritare la massima attenzione, ma così come si usa fare per i critici di minore visibilità la tecnica è la stessa: ignorare per non dare visibilità alle idee. Ma Schekman aggiunge dell’altro, qualcosa che da sempre andiamo sostenendo:
Queste riviste, dice lo studioso, sono capaci di cambiare il destino di un ricercatore e di una ricerca, influenzando le scelte di governi e istituzioni.
Ma il suo laboratorio (all’università di Berkeley in California) le boicotterà – ha detto al Guardian –, evitando di inviare alcun genere di ricerca. Sfruttano il loro prestigio, distorcono i processi scientifici e rappresentano una tirannia che deve essere spezzata, per il bene della scienza. Almeno così la pensa il Nobel.

sabato 17 maggio 2014

Come vengono usati i soldi dell'8x1000?

Come vengono usati i soldi dell'8x1000?

Basta con i luoghi comuni... la razionalità e la conoscenza dei documenti sono il vero antidoto alla bulimia informativa a cui tutti siamo quotidianamente sottoposti.

  

di Alessandro Cristofari

E’ cominciata la campagna dell'8x1000 alla Chiesa Cattolica, un tema che è spesso oggetto di discussione. Cerchiamo di fare un po' di ordine sull'argomento offrendo alcuni numeri e dati.
Ogni cittadino, tutti gli anni, è chiamato a scegliere a chi va destinato l'8x1000 del gettito complessivo dell’Irpef: allo Stato, alla Chiesa Cattolica o ad altre istituzioni religiose. Secondo le informazioni fornite dagli uffici della Ragioneria generale dello Stato, il 43,5 per cento dei contribuenti ha effettuato la scelta relativa alla destinazione dell’otto per mille, di questi l’85% ha scelto la Chiesa Cattolica (vedi tabella).
Stando ai dati del 2008 i contribuenti in italia sono circa 40 milioni. Ciò significa che sono circa 15 milioni gli italiani che hanno espresso la loro preferenza di destinare l'8x1000 in maggiornaza alla Chiesa cattolica. Qualsiasi sondaggio non avrebbe cifre così rappresentative.
Sul sito www.8x1000.it la Chiesa Cattolica pubblica periodicamente il rendiconto che distribuisce anche a tutte le redazioni dei media. L’uso dell’8x1000 è descritto nel dettaglio sul sito www.chiediloaloro.it dove si può vedere come vengono utilizzati i proventi sul territorio. I dati sono aggiornati all’aprile del 2012.
Quant’è l’8x1000 alla Chiesa
Nel 2012 la Chiesa ha ricevuto 1 miliardo 148 milioni 76 mila e 594 euro (1.148.076.594,08), di cui euro 117.430.056,09 a titolo di conguaglio per l’anno 2009 ed euro 1.030.646.537,99 a titolo di anticipo dell’anno 2012 (Vedi qui).
Come vengono spesi questi soldi? L’8x 1000 finanzia tre aree: esigenze di culto, interventi caritativi e sostentamento del clero (per un resoconto dettagliato degli interventi dal 1990 al 2011 consultare: http://www.8xmille.it/rendiconti/rendiconto.pdf).
Esigenze di culto: chiese, centri di ascolto, tutela del patrimonio
Quando si parla di esigenze di culto e della popolazione, per cui vengono spesi 479 milioni di euro all’anno, è bene capire di cosa si sta parlando. Ad esempio appartiene a questa area non solo la costruzione di nuove chiese laddove ce n’è bisogno ma anche la creazione di centri di ascolto e centri di accoglienza parrocchiali o diocesani che sono a servizio dei cittadini. In un articolo qualche tempo fa avevamo mostrato il contributo che le parrocchie e gli oratori restituiscono al Paese quantificabile in 260 milioni di euro all’anno.
Nelle esigenze di culto rientrano anche progetti di volontariato e di assistenza promossi e portati avanti dai sacerdoti, così come il supporto economico a chi deve affrontare processi matrimoniali canonici e non ha le risorse: ad esempio una donna che chiede la nullità del matrimonio e non può permettersi la causa.
Sempre nelle esigenze di culto rientra la tutela e restauro dei beni culturali ecclesiastici che costituiscono il 70% del patrimonio artistico italiano. Come abbiamo già scritto su circa 95.000 chiese, ben 85.000 sono ritenute un bene culturale, così come 1.535 monasteri, 3.000 complessi monumentali, 5.500 biblioteche, 26.000 archivi, 700 collezioni e musei ecclesiastici e migliaia di opere pittoriche e scultoree. Negli ultimi anni la Cei ha destinato ogni anno tra i 63 e i 68 milioni di euro alla tutela e il restauro dei beni culturali ecclesiastici.

sabato 10 maggio 2014

Menzogna e propaganda. Armi di disinformazione di massa.

Menzogna e propaganda.
Armi di disinformazione di massa.


 
Un potere politico che si serve della menzogna per raggiungere i suoi scopi, spesso in contrasto con gli interessi della società che dice di rappresentare, può ancora definirsi “democratico”?
Fino a che punto la manipolazione dell’informazione e la costruzione di una realtà modificata ad uso propagandistico possono essere accettate dall’opinione pubblica?
 

Massimo Chiais (1961) è docente e giornalista. Terminati gli studi in Lettere e in Scienze Strategiche, ha conseguito il dottorato di ricerca e collabora con la cattedra di Studi Strategici dell’Università di Torino. Autore di numerosi articoli e saggi (Rivista Militare, GQ, Storia e Futuro, Pagine di Difesa), si occupa prevalentemente del rapporto tra comunicazione, disinformazione e potere politico e in particolare dell’analisi dei linguaggi della propaganda.
L’obiettivo del libro è quello di “denunciare i mezzi e i linguaggi di una comunicazione deviata e manipolata, ma anche quello di far riflettere sui pericoli che tali informazioni possono rappresentare”.
Il volume, frutto di alcuni anni di ricerca dell’autore come giornalista free lance e ricercatore presso il corso di Laurea in Scienze Strategiche dell’Università di Torino, coniuga gli aspetti della ricerca sociologica e storica con quelli dell’analisi della cronaca più recente, approfondendo lo studio del linguaggio dei media, dei criteri di selezione dell’informazione e delle modalità di diffusione delle notizie.
Ciò che il libro si propone di dimostrare è che l’informazione che viaggia sui media è spesso una costruzione, qualcosa di assai diverso rispetto alla realtà dei fatti.
Da cosa dipende? secondo l’Autore una spiegazione c’è ed è la “formidabile capacità di trasferire notizie su scala globale e in tempo reale, che, rendendoli gli unici strumenti di conoscenza della realtà, circonda i media di un’autorità difficile da contestare”.
In queste condizioni, non stupisce che la storia possa essere trasformata senza alcuna obiezione, attraverso operazioni di vera e propria “ingegneria storica” finalizzata alla costruzione di una realtà fittizia, ma in linea con gli interessi di chi la manipola.
L’autore si pone l’obiettivo di instillare una doverosa perplessità nei riguardi di quanto viene proposto come Verità inconfutabile, insegnando come individuare tematiche, modelli e linguaggi menzogneri, nel tentativo di riuscire a valutare quanta menzogna si nasconde proprio dietro le verità ufficiali, o spacciate per tali dai mass media.

giovedì 1 maggio 2014

I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE.....

I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE.....

I vestiti nuovi dell'imperatore o Gli abiti nuovi dell'imperatore è una fiaba danese scritta da Hans Christian Andersen  e pubblicata per la prima volta nel 1837nel volume Eventyr, Fortalte for Børn ("Fiabe, raccontate per i bambini"). Il titolo originale è  Keiserens Nye Klæder.
La fonte da cui ha tratto ispirazione Andersen è una storia spagnola riportata daDon Juan Manuel (1282-1348), la XXXII dell'operaRl Conde Lucanor.
Fonte:(Wikipedia)
 File:Emperor Clothes 01.jpg



Molti anni fa viveva un imperatore che amava tanto avere sempre bellissimi vestiti nuovi da usare tutti i suoi soldi per vestirsi elegantemente. Non si curava dei suoi soldati né di andare a teatro o di passeggiare nel bosco, se non per sfoggiare i vestiti nuovi. Possedeva un vestito per ogni ora del giorno e come di solito si dice che un re è al consiglio, così di lui si diceva sempre: «E nello spogliatoio!».
Nella grande città in cui abitava ci si divertiva molto; ogni giorno giungevano molti stranieri e una volta arrivarono due impostori: si fecero passare per tessitori e sostennero di saper tessere la stoffa più bella che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili agli uomini che non erano all'altezza della loro carica e a quelli molto stupidi.
"Sono proprio dei bei vestiti!" pensò l'imperatore. "Con questi potrei scoprire chi nel mio regno non è all'altezza dell'incarico che ha, e riconoscere gli stupidi dagli intelligenti. Sì, questa stoffa dev'essere immediatamente tessuta per me!" e diede ai due truffatori molti soldi, affinché potessero cominciare a lavorare.
Questi montarono due telai e fecero fìnta di lavorare, ma non avevano proprio nulla sul telaio. Senza scrupoli chiesero la seta più bella e l'oro più prezioso, ne riempirono le borse e lavorarono con i telai vuoti fino a notte tarda.
"Mi piacerebbe sapere come proseguono i lavori per la stoffa" pensò l'imperatore, ma in verità si sentiva un po' agitato al pensiero che gli stupidi o chi non era adatto al suo incarico non potessero vedere la stoffa. Naturalmente non temeva per se stesso; tuttavia preferì mandare prima un altro a vedere come le cose proseguivano. Tutti in città sapevano che straordinario potere avesse quella stoffa e tutti erano ansiosi di scoprire quanto stupido o incompetente fosse il loro vicino.
"Manderò il mio vecchio bravo ministro dai tessitori" pensò l'imperatore "lui potrà certo vedere meglio degli altri come sta venendo la stoffa, dato che ha buon senso e non c'è nessuno migliore di lui nel fare il suo lavoro."
Il vecchio ministro entrò nel salone dove i due truffatori stavano lavorando con i due telai vuoti. "Dio mi protegga!" pensò, e spalancò gli occhi "non riesco a vedere niente!" Ma non lo disse.

martedì 1 aprile 2014

ANSCHLUSS L'annessione. L'unificazione della Germania e il futuro dell'Europa.

                       ANSCHLUSS
L'annessione. L'unificazione della Germania e il futuro dell'Europa.
 

Ancora oggi, a quasi 25 anni dal crollo del Muro, la distanza economica e sociale tra le due parti della Germania continua ad accentuarsi, nonostante massicci trasferimenti di denaro pubblico dalle casse del governo federale tedesco e da quelle dell'Unione Europea. Sulla base di una ricerca scrupolosa, condotta attraverso i dati ufficiali e le testimonianze dei protagonisti, l'economista Vladimiro Giacché svela come la riunificazione delle due Germanie abbia significato la quasi completa deindustrializzazione dell'ex Germania Est, la perdita di milioni di posti di lavoro e un'emigrazione di massa verso Ovest che perdura tuttora, spopolando intere città. La storia di questa "unione che divide" è una storia che parla direttamente al nostro presente. Essa comincia infatti con la decisione di attuare subito l'unione monetaria tra le due Germanie, prima di aver attuato la necessaria convergenza tra le economie dell'Ovest e dell'Est. L'unione monetaria ha accelerato i tempi dell'unione politica, ma al prezzo del collasso economico dell'ex Germania Est. Allo stesso modo la moneta unica europea, introdotta in assenza di una sufficiente convergenza tra le economie e di una politica economica comune, è tutt'altro che estranea alla crisi che sta investendo i paesi cosiddetti "periferici" dell'Unione Europea.

domenica 16 marzo 2014

L'illusione finanziaria. La lezione del gesuita Gaël Giraud.

L'illusione finanziaria. La lezione del gesuita Gaël Giraud.
 Gael_Giraud[1] 
Gaël Giraud, gesuita, docente di economia matematica all’Università Sorbona di Parigi, ha tenuto una interessante conferenza a Brescia, il 23 ottobre, sulla “Illusione finanziaria”, cioè sulla crisi globale e le disuguaglianze prodotte da un sistema finanziario privo di regole. L’incontro è stato promosso dalla Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura (rete c3dem), l’Accademia Cattolica di Brescia e l’Università Cattolica sede di Brescia.
Fonte: Blog CCDC-Cooperativa Cattolico-Democratica di Cultura
 

L’illusione finanziaria

Ringrazio don Giacomo Canobbio e gli organizzatori per l’invito. È una gioia e un onore per me potermi esprimere qui e discutere con voi. Vi parlerò come economista, come cittadino europeo e come gesuita.
Parlerò come Economista, perché gli argomenti che evocheremo (il crash finanziario, la deregolamentazione finanziaria, la crisi del debito pubblico) sono innanzitutto delle questioni di economia, a cui bisogna tentare di rispondere, identificando con serenità i punti problematici, senza pregiudizi politici.
Parlerò come Cittadino europeo, perché credo che l’Italia sia in una brutta situazione, come la Francia. I francesi e gli italiani avrebbero molto da guadagnare se cercassero insieme delle soluzioni all’impasse.
Parlerò come Gesuita, perché credo che il futuro dell’Europa sia in gioco: e il futuro dell’Europa non può lasciare i cristiani indifferenti.
Mi concentrerò su tre punti:
1) Dirò qualche parola sulla regolamentazione dei mercati finanziari. Essenzialmente, per dirvi che penso si sia fatto molto poco per regolamentare meglio i mercati finanziari. A tal punto che la situazione mi sembra almeno tanto pericolosa oggi quanto lo era nella primavera del 2007.
2) Accennerò brevemente alla crisi del debito pubblico, al ruolo delle politiche di austerità, e alla crisi del progetto dell’euro.
3) Infine, vi proporrò qualche riflessione personale su ciò che una tale crisi della finanza e dell’euro significa sul piano spirituale. Dal 2007 molte persone hanno chiesto una moralizzazione del capitalismo, un raddrizzamento morale, per esempio da parte dei manager delle grandi istituzioni finanziarie. Ma credo che una morale individuale, anche se indispensabile, non sia sufficiente: dobbiamo andare oltre. Giovanni Paolo II ha parlato, in un altro contesto, di “peccato strutturale”. Io oggi vorrei porre l’accento sulla struttura di peccato che soggiace alla maniera in cui organizziamo il nostro rapporto con la moneta ed il credito.
1. A che punto siamo per quanto riguarda la regolamentazione finanziaria?
Bisogna distinguere due ambiti, distinti ma correlati: la regolamentazione dei mercati finanziari e i loro prodotti, da una parte; e la regolamentazione del settore bancario, dall’altra. Vediamoli uno alla volta.
   
1.1 I mercati finanziari sono ancora troppo poco regolamentati

mercoledì 12 marzo 2014

La Camera approva la nuova legge elettorale.ITALICUM...una truffa aggravata,una legge pericolosa e autoritaria.

La Camera approva la nuova legge elettorale.
ITALICUM...una truffa aggravata,una legge pericolosa e autoritaria.
Complimenti al PD,a Renzie e Berlusconi per l'ennesimo puzzle piduista completato!
Nemmeno il fascismo aveva osato tanto.
 Legge elettorale, Cartelli M5s in aula: "Sintonia Renzi-Cav" Voto finale su riforma legge elettorale: i deputati di SeL mostrano la Costituzione durante le dischiarazioni di voto di Gennaro Migliore
 Legge elettorale, Sel in aula con la Costituzione La riforma passa  con 365 sì, 156 no e 40 astenuti. Contrari Popolari, M5S, Lega, Fdi e Sel. 

Dichiarazione di voto M5S sul #Pregiudicatell

 "Mettiamo subito le cose in chiaro : la riforma e e o eche Renzi, Berlusconi e Alfano propongono ai cittadini e' un'orrenda schifezza, figlia dei loro interessi personali e della loro arroganza. Questa proposta elettorale fa male al nostro Paese perché peggiora il già pessimolivello della nostra democrazia. E' una riforma elettorale incostituzionale per tanti motivi: per il premio di maggioranza abnorme per la non conoscibilità del candidato da parte dell'elettore e lo è perché un sistema proporzionale, come quello che dicono di avere adottato, non può essere corretto a tal punto da renderlo un maggioritario puro in collegio unico nazionale. Gli italiani devono sapere che fare una legge elettorale tanto per dire di averla fatta è una presa in giro, ma tanto a loro di noi italiani non interessa nulla, anzi no, interessa solo derubare i cittadini di uno dei pochi momenti - oramai sempre meno - in cui contano qualcosa, cioè quando votano Noi siamo diversi da voi politici che legiferate per mantenere il potere. Noi siamo gli stessi cittadini che si recano alle urne a votare e per i quali le parole non contano più, contano solo fatti che dimostrino onestà e rettitudine. Questo sistema democratico non funziona perché il ruolo del cittadino nella politica è diventato troppo debole e assomiglia sempre di più a quello di inerme spettatore e vittima. E' una triste involuzione causata dal Porcellum che ha delegittimato il parlamento e che doveva non solo essere superato, ma dimenticato per sempre. Dopo la sacrosanta sentenza della Corte Costituzionale che lo ha finalmente abbattuto, bisognava ripartire da zero creando una nuova legge elettorale condivisa e partecipata, sia coi membri del Parlamento che con tutta la società civile, per giungere ad un unico risultato: la nascita di una classe politica nuova che rappresentasse i cittadini e rispondesse alle loro richieste d’aiuto.

martedì 11 marzo 2014

ITALICUM.....una truffa aggravata... la democrazia diviene una vuota parola.

ITALICUM.....una truffa aggravata... la democrazia diviene una vuota parola.
Prevista per oggi l'approvazione alla Camera della legge elettorale Italicum: il peggior sistema elettorale nella storia d'Italia, e tra quelli esistenti in Europa. 
Bisogna escogitare leggi elettorali, fondate sul presupposto seguente: siccome prevedo il risultato, devo provvedere a truccarlo.
Il sistema elettorale proporzionale è l'unico strumento che rispetti il principio del suffragio universale e uguale.
Il sistema proporzionale è l'unico sistema elettorale democratico.Solo il proporzionale garantisce che il voto di tutti i cittadini sia veramente «eguale» .
CON L'APPROVAZIONE DELLA TRUFFA AGGRAVATA DELL'ITALICUM STANNO UCCIDENDO LA DEMOCRAZIA.


Piero Calamandrei, L’incoscienza costituzionale 

Settembre 1952

 

La democrazia diventa una vuota parola quando il partito che si è servito dei metodi democratici per salire al potere è disposto a violarli pur di rimanervi: il che può farsi, anche senza bisogno di mettere fuori legge gli oppositori, con qualche ben studiata revisione costituzionale, od anche semplicemente con qualche trucco elettorale che permetta al partito che è al potere di rimanervi anche quando nel Paese sia diventato minoranza. La Costituzione, per il Parlamento democratico, dove essere un prius, una premessa che si rispetta e non si discute: qualcosa che sta al disopra dei partiti, che è un limite per la stessa maggioranza. Ma la conclusione, prima appena sussurrata, poi in questi ultimi tempi apertamente proclamata, è venuta da sé: non è il governo che deve adattarsi alle esigenze della Costituzione, è la Costituzione che deve conformarsi alle esigenze di questo governo. Se questo governo la preferisce così, non c’è proprio ragione di complicare con intralci costituzionali, per fortuna rimasti soltanto sulla carta, questo ingranaggio che va da sé così liscio. Questa non è la Costituzione fatta dal popolo italiano per il popolo italiano: questa, è la Costituzione fatta perché la maggioranza democristiana possa continuare per omnia saecula a rimaner maggioranza. La constitution, c’est moi: il programma fu già enunciato trent’anni fa, si riassunse fin da allora in un motto: “durare”.

La costituzione? Incompiuta era e incompiuta resta – Una Costituzione al servizio della maggioranza che vuole rimanere maggioranza – La revisione costituzionale? La democrazia diviene una vuota parola – È possibile sovvertire la forma istituzionale dello stato? – La riforma delle legge elettorale? Un trucco legalizzato.
La costituzione? Incompiuta era e incompiuta resta
Alla vigilia della chiusura della prima legislatura, il popolo italiano ha diritto di chiedere al Parlamento (che poi vuol dire al governo) che cosa ha fatto, in questi cinque anni, della Costituzione repubblicana: di questa Costituzione che ebbe in custodia cinque anni fa, e che oggi dovrebbe restituire in buono stato, al momento delle nuove elezioni, al popolo che gliela affidò.
Cinque anni fa, appena chiusi i lavori dell’Assemblea costituente, la Costituzione era come un edificio monumentale (in materia costituzionale i paragoni edilizi sono di stile) tirato su nelle mura maestre, ma ancora mancante di qualche parete divisoria, di qualche scala interna e della cuspide. L’imprenditore, nonostante la sua buona volontà, non era riuscito, in un anno di lavoro intenso, a consegnare la costruzione finita; ma tutti sapevano che il suo successore, che trovava i materiali già ammassati nel cantiere, avrebbe potuto agevolmente, in pochi mesi, portare a compimento l’impresa secondo i disegni già approvati dal progettista. Sono passati cinque anni, e tutto è allo stesso punto. Incompiuta era, e incompiuta è.
Ma limitarsi a osservare che tutto in questi cinque anni è rimasto immutato, è forse peccare di ottimismo: non si lascia una muratura a mezzo per cinque anni senza che essa cominci a andare in rovina: sotto i venti che soffiano dalle aperture del tetto, la calcina comincia a sgretolarsi; e le impalcature, abbandonate sul posto, imputridiscono sotto la pioggia.
Se invece che in tema di mandato parlamentare si fosse veramente in tema di contratto d’appalto, questo imprenditore scervellato o disonesto, che per cinque anni avesse lasciato andare in malora così il lavoro affidatogli, andrebbe incontro a brutti guai. Nessuno lo salverebbe da una condanna ai danni: e forse, poiché i muri lasciati a mezzo costituiscono un continuo pericolo di crollo, rischie-rebbe di andare a finire in prigione.
La Costituzione, come ognuno sa, è divisa in due parti: la prima tratta dei diritti e doveri dei cittadini; la seconda dell’ordinamento della repubblica, cioè della struttura degli organi con cui si esercita il potere. Per ora il bilancio del costruttore si può limitare alla seconda parte, quella più propriamente architettonica. Della prima è meglio tacere.
E inutile infatti parlare delle norme contenute nella prima parte, quelle che si riferiscono ai diritti individuali dei cittadini, civili, politici e sociali. Esse sono lì da cinque anni, chiuse nelle loro scatole, come misteriosi ordigni di cui si ignora l’uso (e speriamo che non s’arrugginiscano). Fanno venire in mente l’avventura di certi ospedali di provincia che, per la munificenza di un benefattore locale, hanno potuto acquistare un armamentario chirurgico ultramoderno: ma gli strumenti rimangono lì, nelle vetrine, ognuno nel suo astuccio, perché non si trova il chirurgo che li sappia adoperare.
Così è accaduto, finora, delle norme programmatiche, che dovevano servire a iniziare le tanto vantate riforme di struttura economica: quelle che promettevano ai poveri non la ricchezza, ma un po’ meno di miseria, ai disoccupati non l’elemosina, ma un po’ di lavoro. Forse in avvenire si troverà chi saprà adoprarle; ma per oggi è meglio pensare al riarmo, che è una medicina un po’ antica, ma sempre (al dir dei vecchi pratici) di sicuro effetto pacificatore.
E così è meglio non parlare di quelle norme che dovevano garantire ai cittadini i diritti di libertà. Anche queste sono sempre nuove ed intatte nelle loro custodie di velluto, perché il governo, per non consumarle, ha preferito non adoprarle. Per amministrare la libertà di opinione, o la libertà della cultura, o la libertà delle confessioni religiose non c’è stato bisogno di scomodare la Costituzione: bastano le elastiche disposizioni della benemerita legge di pubblica sicurezza, che da vent’anni ha reso, senza discontinuità, tanti servizi. […]
Nei primi anni di questa legislatura qualche ingenuo poté credere che la lentezza colla quale il governo si accingeva a sbrigare questa eredità di lavoro lasciata dalla Costituente derivasse dalla difficoltà di certi problemi tecnici ed anche dalla necessità di dare la precedenza a leggi ordinarie di carattere urgente. Ma oggi, a distanza di cinque anni, la ingenuità diventerebbe dabbenaggine.
La verità è che nel piano politico della maggioranza parlamentare e del suo governo vi è stata non tanto mancanza di volontà di compiere la Costituzione, quanto deliberata volontà di lasciarla incompiuta. […]

Una Costituzione al servizio della maggioranza che vuole rimanere maggioranza.
Ma ormai, a cinque mesi dalla chiusura, quel che non è stato fatto, non si farà più. Questi cinque mesi che rimangono basteranno appena per fabbricar la nuova legge elettorale che servirà a questa maggioranza per rimaner maggioranza.
Rimaner maggioranza: perché qui è, in sostanza, il segreto di questa quinquennale inadempienza costituzionale. Così finirà, con una dichiarazione di inadempienza, questa prima legislatura repubblicana, che doveva essere la prima prova di costume costituzionale della nuova democrazia italiana. Sui programmi politici i partiti potevano esser discordi; ma sull’ossequio alla Costituzione pareva che non vi fosse possibilità di dissenso. Era un impegno non solo di legalità ma di onore, che la Costituente (e attraverso la Costituente tutta l’Italia uscita rinnovata dalla guerra di liberazione) aveva trasmesso al nuovo Parlamento: un impegno sacro, tanto che un deputato cattolico aveva proposto di intitolare la Costituzione repubblicana al nome di Dio.
Nella piattaforma elettorale su cui si fecero le elezioni del 18 aprile, l’immediata integrazione della Costituzione era, per tutti i partiti, un punto fuori di discussione: non era neppure pensabile che un Parlamento nato dalla Costituente potesse tradire l’impegno costituzionale che la Costituente gli aveva trasmesso. La Costituzione, per il Parlamento democratico, doveva essere un prius, una premessa che si rispetta e non si discute: qualcosa che stava al disopra dei partiti, che era un limite per la stessa maggioranza.
E invece la maggioranza democristiana, magnitudine sua laborans, è stata portata dalla sua stessa onnipotenza schiacciante a identificare la Costituzione con sé medesima; le sorti della Costituzione colle sue proprie sorti elettorali. Padrona del governo, si è accorta che chi governa può benissimo fare a meno di tutti quei controlli costituzionali che lo spirito romantico dell’Assemblea costituente aveva sognato. La Corte costituzionale, l’indipendenza della magistratura, il referendum popolare, bellissimi temi per conferenzieri da circoli rionali; ma in pratica, intralci micidiali per chi è al potere e vuol rimanerci. E allora la conclusione, prima appena sussurrata, poi in questi ultimi tempi apertamente proclamata, è venuta da sé: non è il governo che deve adattarsi alle esigenze della Costituzione, è la Costituzione che deve conformarsi alle esigenze di questo governo. Se questo governo la preferisce così, non c’è proprio ragione di complicare con intralci costituzionali, per fortuna rimasti soltanto sulla carta, questo ingranaggio che va da sé così liscio. Questa non è la Costituzione fatta dal popolo italiano per il popolo italiano: questa, è la Costituzione fatta perché la maggioranza democristiana possa continuare per omnia saecula a rimaner maggioranza.
La constitution, c’est moi: il programma fu già enunciato trent’anni fa, si riassunse fin da allora in un motto: “durare”.