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sabato 20 luglio 2013

ASTENSIONISMO.....Le èlite gioiscono e l'Italia va a rotoli.

ASTENSIONISMO.....Le èlite gioiscono e l'Italia va a rotoli.
 
Elezioni 2013, il primo partito è quello dell’astensione, oltre 11 milioni di persone.

Alla Camera su 46.906.343 - hanno votato 35.271.540 persone, ovvero il 75,19 %, dunque risultano ben 11.634.803 di persone non votanti.

 

Al Senato su 42.271.957 elettori, i votanti sono 31.751.350, ovvero il 75,11 % risultano ben 10.520.607 di persone non votanti.

 

Ma anche nel voto estero il partito dell'astensione ha svolto un ruolo importante.

Alla Camera su 3.494.687 di elettori i votanti sono 1.039.725, il 29,75 % dunque gli astenuti sono

2.454.962 di persone mentre per il Senato su 3.149.501 di elettori risultano ben 2.202.478 di astenuti.
Le elezioni dal 1948 al 1976 vedono l'affluenza degli elettori alle urne con un'incidenza assai rilevante del 92% che diminuisce sempre più a partire dal 1979.
Ma questo non preoccupa l’ormai «coesa» élite, passata giocosamente attraverso la dedizione ad entrambe le ideologie (bipolarismo prima e coesione poi). Anzi, si gioisce ulteriormente perché si può sperare, procedendo per questa strada, di raggiungere i record delle cosiddette «grandi democrazie» dove — come negli Usa — vota meno della metà degli aventi diritto.
Anzi i più sfacciati dicono che il fenomeno del non-voto è un segno di maturità della democrazia. 
 Il potere è inevitabilmente elitistico. Non sarebbe potere se non fosse nelle mani di pochi organizzati. Le élite, poi, sono di vario tipo. Ci sono élite che si guadagnano sul campo il diritto di essere tali. Ci sono élite che invece usurpano questo ruolo, e poi ci sono élite che si ricambiano l’una con l’altra, o che subentrano l’una all’altra. Noi non siamo, ovviamente, in grado di prevedere queste svolte della storia. È toccato a noi, che ormai ci troviamo nel XXI secolo, assistere alla nascita di élite diversissime da quelle che conoscevamo. Faccio un esempio: la formazione culturale delle élite… Dove avviene ? In quali luoghi di studio e addestramento ? Ormai il potere economico si crea esso stesso i propri luoghi di formazione, totalmente al riparo da ogni controllo.

Si tratta di un gruppo inafferrabile, un gruppo di cui non conosciamo pienamente l’identità. La novità, secondo me, è che mentre fino a cinquant’anni fa la distinzione dei ruoli era chiara – c’erano i governanti e c’era il potere economico – ora il potere economico non si fida più tanto dei governanti, e quindi pone direttamente i suoi esponenti ai vertici degli Stati... O delle banche che governano gli Stati. Non si tratta più di un comitato d’affari per conto di terzi, ma di gestione diretta. Questa è una svolta preoccupante, che nessuno osa dichiarare tale. Attrezzarsi forse è necessario.

Il peso delle élite era notevolissimo perché non tutti i trentamila cittadini facevano politica. La politica era una fatica, un peso. Gruppi sociali più o meno ampi controllavano i lavori e il funzionamento dell’Assemblea, ma senza mai scalzare le élite dal loro potere. Perché avevano più formazione (paideia), più cultura, più ricchezza, più strumenti. Quindi c’era una dialettica costante… Le grandi famiglie, i grandi gruppi nobiliari, i gruppi di potere economico. Il più ricco di Atene era Nicia, che aveva  l’appalto delle miniere d’argento del Laurion, quindi contava più di tutti gli altri. Però lo stesso Nicia aveva paura di essere schiacciato dall’Assemblea. Quindi c’era un rapporto di reciproca tensione tra le élite e l’assemblea. È un caso unico nella storia dei regimi popolari: il popolo controlla ma non governa.

L’Italia di oggi è governata da lontano. Non abbiamo una politica estera nostra, non abbiamo il potere di decidere sui destini della nostra economia, non possiamo neanche decidere il bilancio dello Stato perché esso è stato già stabilito quando Monti ha firmato quegli impegni all’inizio del suo governo. Si potrebbe dire che siamo un Paese a sovranità controllata, come si diceva dei Paesi-satellite dell’URSS ai tempi di Brežnev. Solo che in quel caso si trattava di un’élite sclerotizzata, quasi monumentalizzata, immobile. Le nostre élite sono più duttili. Nel caso italiano, tuttavia, c’è una contraddizione latente tra le potenzialità, anche economiche e tecnologiche, del nostro Paese, e la condizione di minorità politica alla quale siamo ridotti.

 Luciano Canfora
ELEZIONI POLITICHE 2013
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