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giovedì 29 novembre 2012

MOVIMENTO 5 STELLE....... LA DEMOCRAZIA DIRETTA....... DA CHI????? BEPPE GRILLO E CASALEGGIO ASS.?????

MOVIMENTO 5 STELLE.......
LA DEMOCRAZIA DIRETTA.......
DA CHI?????
BEPPE GRILLO E CASALEGGIO ASS.?????




In pochi anni Beppe Grillo e il suo blog sono diventati un vero e proprio fenomeno della Rete, l’esperimento di maggior successo in Italia di un movimento nato e cresciuto sul web nel nome della democrazia digitale, dell’orizzontalità della comunicazione e della trasparenza. Ma dietro a questo risultato c’è una strategia ben pianificata. Anzi, ci sono un nome e un’azienda: Casaleggio Associati. Ecco di cosa si tratta.
È la Casaleggio Associati a curare direttamente il blog di Grillo, la rete dei Meetup, la comunicazione esterna, la strategia del movimento sulla Rete. E non solo, è anche la casa editrice che cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese e anche parte dell’organizzazione dei suoi tour. Neanche Grillo fa mistero che il suo ritorno di visibilità e il grande impatto del movimento dei «grillini» sia dovuto in gran parte alla sinergia con questa azienda specializzata nella comunicazione e nel marketing digitale. Una strategia chiaramente esplicitata, quella della Casaleggio. «Le reti sono ovunque intorno a noi. Fino a qualche anno fa, le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali. La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio». Così viene presentato l’ultimo sforzo editoriale del gruppo «Tu sei Rete», bibbia del nuovo credo internettiano.
Per capire le origini del fenomeno Casaleggio, è necessario partire dalle fibrillazioni societarie di Telecom fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. O meglio, è fondamentale analizzare le vicende di un’azienda del gruppo allora nelle mani di Tronchetti Provera e della Pirelli, la Webegg. Amministratore delegato della società è all’epoca Gianroberto Casaleggio. Non lasciamoci ingannare dal suo aspetto da nerd smanettone, dalla sua capigliatura da studente fuori corso della Berkeley University, Gianroberto è uno dei massimi esperti in Italia di web, reti sociali (social network), marketing elettronico. Ed è lui, insieme ad altri quattro dipendenti dell’azienda della galassia Telecom (Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il fratello Davide Casaleggio e Mario Bucchich) a fondare nel 2004 la Casaleggio Associati. 


Per capire di cosa stiamo parlando è necessario svelare prima chi sono le figure chiave della Casaleggio Associati oggi e della Webegg prima. Partendo da Enrico Sassoon, giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, già direttore responsabile di L’Impresa-Rivista Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e del settimanale Mondo Economico. Da suo curriculum pubblico apprendiamo anche che «è stato direttore scientifico del gruppo Il Sole-24 Ore». Nel 1998 Sassoon è amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia e il cui presidente è tuttora il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci. Proprio nel consiglio di amministrazione dell’American Chamber of Commerce in Italy si comprende quale sia uno dei fattori di successo nelle relazioni della Casaleggio Associati. Oltre a Paolucci compaiono nel 1998 altri personaggi di grande spessore. La lista pubblicata al momento della nomina di Sasson vedeva, fra gli altri: Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea Srl; Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia; Massimiliano Magrini, country manager Google Italia; Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato Ibm Italia Spa; Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset Spa; Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s; Massimo Ponzellini, presidente Impregilo Spa; Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney Co. Italia Spa; Dario Rinero, presidente e amministratore delegato Coca-Cola Hbc Italia Srl; Cesare Romiti, presidente onorario Rcs. 


Nel 2004, a pochi mesi dalla sua nascita, la Casaleggio Associati annunciò pubblicamente attraverso le agenzie di stampa la nascita della partnership con Enamics, società statunitense leader in Business Technology Management (Btm). La Enamics ha una rete di relazioni aziendali impressionante sia dirette che indirette grazie anche a una rete di partnership consolidata e da più di 6 anni con due altre aziende del settore, la Future Considerations e la Ibm Tivoli. Spiccano, come si legge nel board sia di Enamics che dei sui partner, nomi come Pepsico, Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro Usa), Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller. E poi ancora: Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa). Ecco quindi la rete di relazioni, teoriche e aziendali, della Casaleggio Associati con le aziende più quotate del settore negli Stati Uniti. Comunicazione, e-commerce, reti web, sicurezza. Gli stessi settori della Webegg prima e di Casaleggio e soci poi.

martedì 27 novembre 2012

IL PROGRESSO......L'EVOLUZIONE TECNOLOGICA DELL'UOMO.....GLI EFFETTI COLLATERALI..... '' IL MORALISTA CYBERBULLO PSEUDO-ATEO''

IL PROGRESSO......L'EVOLUZIONE TECNOLOGICA DELL'UOMO.....GLI EFFETTI COLLATERALI.....

  '' IL MORALISTA CYBERBULLO PSEUDO-ATEO''




 E' da tempo che sul web notiamo l'imperversare  di una nuova figura sociale....il  ''moralista cyberbullo pseudo-ateo'', Il suo comportamento è caratterizzato da .... l'insulto sistematico e continuo verso la Chiesa,i suoi esponenti,i cattolici,i cristiani e tutti i credenti, i cosiddetti ''poteri forti'',i capitalisti, i banchieri,i poteri occulti;il parlare genericamente di ''immoralità''e di ''disonestà''....senza spiegare in maniera concreta quali siano i comportamenti corretti e realizzabili,da adottare.

Il  ''moralista cyberbullo pseudo-ateo''  te lo ritrovi  in ogni angolo del web.....su Youtube, su Blog personali, nei commenti, sui siti dei quotidiani nazionali e soprattutto su Facebook.
In quest’ultimo social network da il meglio di se ogni  giorno, creando post, pagine e gruppi promotori della bestemmia libera, dell’insulto al Papa e ai preti, ai credenti, ai cristiani , alla storia cristiana,ai cattolici,alla Chiesa .

Nei suoi post  compaiono  pesanti insulti a Benedetto XVI, a Giovanni Paolo II,ironie sull’esistenza di Dio e sull’esistenza di Cristo, e perfino ironie sulla Shoah.
 Possiamo vedere dalla sua bacheca come egli promuova la blasfemia e sia iscritto a gruppi anticlericali e antiteisti. 
Fa  appello a grandi obiettivi morali; così grandi e così “morali” che… lo fanno sentire giustificato nel calpestare le regole morali concrete.
Critica  i ‘’vizzi’’ degli altri ma giustifica i propri ritenendoli necessari, 
Se  lo osserviamo bene,ci accorgeremo che egli si nasconde dietro il falso obbiettivo della difesa dei valori morali, il suo vero obbiettivo è  la distruzione di alcune persone  concrete: la moralità x lui è uno strumento. 
Fa appello al ''libero arbitrio'',per quanto riguarda il libero agire nel rispetto delle leggi vigenti.....ma il suo concetto perverso di libertà,lo porta sistematicamente a violare le più elementari regole di convivenza civile.
Il rispetto dei diritti e delle esigenze altrui,sono ,secondo lui,una restrizione della libertà personale.

Mostra un particolare interesse per il fenomeno della pedofilia all'interno della Chiesa cattolica,pubblicando foto,articoli,video,rivelazioni ,caricature che hanno naturalmente come protagonisti sacerdoti e rappresentanti del clero,autori di questi orrendi e diabolici crimini.

E' evidente ormai quanto sia diffuso questo fenomeno all'interno della Chiesa cattolica,ma anche in questo caso la moralità, per '' il moralista cyberbullo pseudo-ateo '',è uno strumento.

Infatti,in Italia........sono 18.185 da inizio 2011 i nuovi siti pedofili e più di 12.000 al mese i consumatori di pedopornografia. Emerge dal report di marzo dell'Osservatorio di Telefono Arcobalen.
L'attività dell'associazione ha consentito di individuare la costante crescita: +15% rispetto allo stesso periodo del 2010. La quasi totalità della pedofilia online si concentra in Europa (51%) e Nord America (47%). 

Nel primo trimestre i consumatori italiani di pedofilia sono il 6% l'Italia è al quarto posto in classifica. 

L'analisi della situazione italiana evidenzia una dinamica particolare: sebbene ci sia una quantità minima di siti pedofili, dall'Italia parte una notevole percentuale delle richieste di materiale pedopornografico sul web. 

Coinvolgimento sempre maggiore invece nei Paesi anglosassoni, Usa, Canada,Cipro, Gb). 

Ed è ancora in Europa e Nord America che si registra la maggiore concentrazione di pedofili che, in rete, ricercano quantità sempre crescenti di foto e video, evidenziando come la domanda di pedopornografia si evolva in maniera parallela rispetto all'offerta. 

I pedofili........saranno mai tutti ...preti?????
Il nostro ''caro'' moralista cyberbullo pseudo-ateo ignora volutaMente la realtà.





Il fine giustifica....il ''mezzo''....

Si ..per lui il fine giustifica il ''mezzo''...quotidianamente porta avanti la sua battaglia contro i banchieri,  i capitalisti ebrei,le lobby,i poteri occulti,il sistema economico dominante,  ''l'ingiustizia sociale'',starnazzando strombetta frasi a effetto '' terrificanti '':
"Questo è il momento buono per la rivoluzione, solo con le armi si sovvertono i poteri ed i regimi"

La sua arma è il ''web'' ( il mezzo )......creato..controllato.... e fonte di grandi guadagni dei suoi dichiarati nemici.

Si! li combatte ..ma nello stesso tempo direttaMente e  indirettaMente.. li '' foraggia''.....ma tutto ciò è giustificabile...lui si sta organizzando per essere autosufficiente!!

Infatti acquista il cibo per ''sfamarsi'' presso i grandi supermarket.....possiede un personal computer.......un iphone 5.......un tv led full hd 22 pollici modello m2232d di lg......scarpe nike.....abiti firmati.....una nikon reflex...... ed ovviamente, possiede un' auto....... regolarmente fa rifornimento di carburante presso i distributori delle grandi compagnie petrolifere.
Ma si sa.....si sta organizzando........



Chi possiede Facebook?.....

sabato 24 novembre 2012

IL TRAMONTO DELL'EURO ALBERTO BAGNAI



...dal 7 novembre.......<<SE ACCETTIAMO QUESTO METODO,NON CI SONO LIMITI A QUELLO CHE CI POTRA' ESSERE IMPOSTO.E' L'UNICO MODO PER OPPORCI E' RIFIUTARE L'EURO,IL SEGNO PIU' TANGIBILE DI QUESTA POLITICA E DEI SUOI FALLIMENTI>>.ALBERTO BAGNAI..http://goofynomics.blogspot.it/


Il romanzo di centro e di periferia

(per voi, e solo per voi, un paragrafo che ho deciso a malincuore di sopprimere dal "Tramonto dell'euro", per motivi di spazio. Nessuno dei miei referee ha gradito la scelta, e rimedio proponendovelo qui. Una storia che conoscete già, ma raccontata in un modo diverso.

Aggiungo due comunicazioni di servizio: presto sarà pronto l'ebook, e la seconda ristampa è stata avviata al magazzino. L'editore sta adottando una strategia più aggressiva. I lettori di Genova dovrebbero già da oggi trovare un congruo numero di copie alla Fentrinelli. Abbiate fede.)

Il romanzo di centro e di periferia


I protagonisti sono due: quello maschile è un paese sviluppato, lo chiameremo “il centro”, con una forte base finanziaria e industriale; quello femminile è un paese, o un gruppo di paesi, relativamente arretrato, che chiameremo “periferia”.

Fra centro e periferia l’attrazione è subitanea e fatale (soprattutto per la periferia), ma, come in ogni trama che si rispetti, la diversità di origini pone qualche problema. Dove sarebbe altrimenti l’interesse della storia? La storia è interessante proprio perché i protagonisti sono diversi, molto diversi.

Il centro è un ragazzo moderno, spregiudicato, mentre la periferia è una ragazza all’antica, risparmiatrice, saggia, e un po’ repressa. Che pensate? No, non sessualmente repressa! Questo, al centro, non interessa. Non ricordate? Il centro è virtuoso. Lapida le adultere (dopo esserci andato a letto).

No, la periferia è, come dicono gli economisti, un po’ repressa finanziariamente, il che significa, in buona sostanza, che nella periferia lo Stato mantiene un certo grado di controllo sul circuito del risparmio e dell’investimento.

Ad esempio, pensate un po’ che idea bislacca, nella periferia si considera la politica monetaria come uno strumento a disposizione dell’azione del governo, da mantenere, sia pure in forma mediata, sotto il controllo della sovranità democratica dei cittadini. Avete capito bene: è esattamente quello che gli intellettuali della nostra sinistra definirebbero “populismo”, che è poi il termine con il quale certi sinistri intellettuali etichettano qualsiasi circostanza nella quale il popolo non fa ciò che loro hanno deciso che faccia. Che ne sa il popolo della moneta?

La periferia è repressa e populista, e da questo scaturiscono tutta una serie di vetuste pratiche: la banca centrale non è “indipendente” (che poi significa indipendente dai lavoratori, ovviamente, non dai capitalisti), e una serie di istituzioni finanziarie (banche, fondi pensione) sono sotto il diretto o indiretto controllo dello Stato; il costo del denaro quindi non è fissato ad arbitrio del mercato, ma è gestito, indirizzato, dallo Stato; e per realizzare questo obiettivo i movimenti internazionali di capitali sono sottoposti a controlli, perché altrimenti i capitali fuggirebbero in cerca di miglior remunerazione altrove; ma non solo i deflussi, anche gli afflussi di capitali sono controllati, dalla periferia repressa: l’idea moderna che le aziende (pubbliche o private) nazionali siano lì per essere messe in vendita al miglior offerente, questa idea tanto progredita, nella periferia ancora non è arrivata; e questo vale soprattutto in ambito finanziario, dove si applica alle banche estere quel principio che i paesi progrediti applicano solo ai lavoratori esteri: “Io non sono razzista, basta che ognuno stia a casa sua”; principio che fa rabbrividire quando è applicato alle persone, e anche quando non è applicato alle banche; invece, guarda un po’, la periferia è talmente repressa che perfino le istituzioni finanziarie nazionali vengono controllate dallo Stato, che impone loro vincoli di portafoglio, che poi significa che queste istituzioni sono obbligate ad acquistare una certa quota di titoli del debito pubblico; e impone anche massimali sul credito, che significa che le banche non possono prestare troppo, cioè che i privati non possono indebitarsi troppo; del resto, nemmeno lo Stato si indebita troppo, e anzi il suo debito in rapporto al Pil scende, perché i tassi di interesse sono tenuti sotto controllo, e quindi non è necessario rincorrere, aumentando la pressione fiscale e diminuendo la spesa per i servizi essenziali, l’esplosione della spesa per interessi (che poi significa redistribuire reddito dai contribuenti che contribuiscono ai detentori dei titoli del debito... che spesso non contribuiscono). 

Ecco: questa è la repressione finanziaria. Non se n’è occupato Sigmund Freud, maCarmen Reinhart (fra gli altri). Qualcuno, più cortese, la chiama “regolamentazione” dei mercati finanziari.

Vi sembra un mondo così strano, così vetusto? Be’, avete memoria corta: fino agli anni ’80 questo mondo è stato il nostro mondo, il mondo occidentale, ed è ormai chiaro che occorre che torni nuovamente a esserlo.

BANCOCRAZIA........GOVERNO DELLE BANCHE.........

BANCOCRAZIA........GOVERNO DELLE BANCHE.........




LA CREAZIONE DI MONETA E' STATA SOTTRATTA AL POTERE ESECUTIVO...PER ESSERE AFFIDATA AD UN....QUARTO POTERE ''TECNICO'' E ''INDIPENDENTE''......BANCA D'ITALIA DAL 1981.....BCE .....DAL 1999......''.SIAMO IN UNA BANCOCRAZIA''



mercoledì 21 novembre 2012

LE VERE CAUSE DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO........

LE VERE CAUSE DEL DEBITO PUBBLICO
ITALIANO........
Dal 1981 la Banca d’Italia, per decisione di Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, ha smesso di monetizzare il debito pubblico che è schizzato alle stelle. Una storia che si è ripetuta, amplificata, con l’Euro e la BCE.


di Domenico Moro da Pubblico 
In questi giorni la stampa tedesca ha attaccato con forza Draghi. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Holger Steltzner, lo ha accusato di voler trasferire alla Bce i metodi della Banca d’Italia. Questa sarebbe al servizio dello Stato, di cui alimenterebbe le casse. Se ora la Bce finanziasse i debiti statali acquistandone i titoli, scatenerebbe l’inflazione e aggraverebbe la crisi dell’eurozona.
Come ha fatto notare anche il Sole 24ore, le critiche di Steltzner alla Banca d’Italia sono infondate. A partire dal 1981 la Banca d’Italia ha “divorziato” dal Tesoro e non è più intervenuta nell’acquisto di titoli di Stato. Ciò che non viene detto, però, è che quella lontana decisione contribuì a produrre non solo l’enorme debito pubblico ma anche il primo attacco ai salari. L’attuale debito pubblico italiano si formò tra gli anni ’80 e ’90, passando dal 57,7% sul Pil nel 1980 al 124,3% nel 1994. Tale crescita, molto più consistente di quella degli altri Paesi europei, non fu dovuta ad una impennata della spesa dello Stato, che rimase sempre al di sotto della media della Ue e dell’eurozona e, tra 1991 e 2005, sempre al di sotto di quella tedesca.
Nel 1984 l’Italia spendeva – al netto degli interessi sul debito – il 42,1% del Pil, che nel 1994 era aumentato appena al 42,9%. Nello stesso periodo la media Ue (esclusa l’Italia) passò dal 45,5% al 46,6% e quella dell’eurozona passò dal 46,7% al 47,7%. Da dove derivava allora la maggiore crescita del debito italiano? Dalla spesa per interessi sul debito pubblico, che fu sempre molto più alta di quella degli altri Paesi. La spesa per interessi crebbe in Italia dall’8% del Pil nel 1984 all’11,4%, livello di gran lunga maggiore del resto d’Europa. Sempre nello stesso periodo la media Ue passò dal 4,1% al 4,4% e quella dell’eurozona dal 3,5% al 4,4%.
Nel 1993 il divario tra i tassi d’interesse fu addi

domenica 11 novembre 2012

IL COSTO DELLA POLITICA E I PRIVILEGI DELLA CASTA NON SONO IL PROBLEMA DELL’ITALIA

IL COSTO DELLA POLITICA..........
E I PRIVILEGI DELLA CASTA.........
NON SONO IL PROBLEMA  DELL'ITALIA...



Fonte :
http://tempesta-perfetta.blogspot.it/    di PIERO VALERIO




Pubblicato in data 28/mag/2012
Convegno a Frosinone, 26 maggio 2012 - La natura dell'euro: la pillola rossa o la pillola blu. Intervento di Piero Valerio. 








Corruption









IL COSTO DELLA POLITICA E I PRIVILEGI DELLA CASTA NON SONO IL PROBLEMA DELL’ITALIA


Suppongo che vi sarete già accorti che in queste ultime settimane l’attenzione mediatica e giudiziaria è tutta puntata sulla famelica casta della politica italiana, che nonostante il clima ostile nei suoi confronti continua sfacciatamente le ruberie, infilandosi in uno scandalo dopo l’altro. Le regioni, dalla Sicilia al Lazio, alla Lombardia, per adesso sono nel mirino della Magistratura e della Guardia di Finanza, ma non è escluso che fra qualche giorno si passerà alle province, ai comuni, alle aree metropolitane, fino a rientrare di nuovo nel parlamento per scovare altri Lusi,BelsitoScilipotiRazzi. Lavoro da fare ce n’è tanto, perché non ci vuole molto a capire che il migliore della nostra attuale classe politica e dirigente ha la rogna. Basta guardarli in faccia e sentirli parlare per capire quale sia il loro spessore politico, etico o culturale e gli studi di Lombroso e Freud potrebbero aiutare non poco in questa analisi psico-fisiognomica. Ma lasciarsi trascinare dal clima di caccia alle streghe e credere che tutti i problemi dell’Italia derivino soltanto dai soldi pubblici sottratti dai politici alle casse dello stato è un errore di leggerezza e superficialità colossale, che serve a sviare l’attenzione degli italiani dalle faccende realmente importanti e cruciali per il destino del nostro paese.


Per carità, un po’ di pulizia ci voleva e ci vuole sempre sia in tempo di crisi che di abbondanza, perché dei variFiorito, Zambetti, Lombardo, Maruccio non sentiremo mai la mancanza ed è giusto che paghino per le loro colpe, ma le questioni in ballo in questo momento per l’Italia non sono nell’ordine dei milioni di euro rubati a destra e a manca dai faccendieri d’accatto infiltrati nella politica, ma dei miliardi di euro, che giorno dopo giorno vengono sottratti alla gestione ordinaria della spesa pubblica e convogliati sotto silenzio verso altre destinazioni, i cui maggiori beneficiari sono quasi sempre le grandi lobbies finanziarie europee e internazionali. La sproporzione informativa fra i fiumi di parole spesi per denunciare i crimini indegni ma contabilmente irrilevanti dei vari politicanti corrotti e il silenzio che regna intorno alle grandi manovre finanziarie di proporzioni ciclopiche, dal salvataggio pubblico di Banca Monte Paschi di Siena alla chiusura dei contratti derivati con Morgan Stanley, dalle quote di partecipazione al Meccanismo Europeo di Stabilità al Fiscal Compact, è la prova più convincente del fatto che in Italia ormai si è instaurato un possente regime totalitario autoreferenziale, che vive e prospera sul legame stretto fra i centri privati di potere nazionali e internazionali e gli organi di informazione asserviti. Snoccioliamo subito alcuni numeri per capire di quali dimensioni stiamo parlando.



Nei primi sette mesi del 2012 il debito pubblico italiano è aumentato di quasi €70 miliardi, di cui oltre €27 miliardi sono riferiti alle sole quote di partecipazione versate prima al fondo salvastati EFSF (European Financial Stability Facility) e poi al Meccanismo Europeo di Stabilità MES: quindi quasi il 40% dell’aumento complessivo del debito pubblico è dovuto ad uscite che non c’entrano nulla con la spesa pubblica, gli sprechi, la corruzione(vedi tabella sotto, con le varie scadenze di pagamento). Altri €6 miliardi circa sono causati dal solitomeccanismo di aumento della quota interessi da pagare perché mediamente il rimborso e rinnovo dei titoli pubblici in scadenza avviene con l’emissione di nuovi titoli pubblici che hanno un rendimento più alto: quindi questa somma in buona sostanza evapora per il solo scarto di interesse fra nuovi e vecchi titoli (quello che comunemente chiamiamo spread). Solo alla Morgan Stanley sono stati versati a gennaio €2,6 miliardi per lachiusura di contratti derivati, ma non sappiamo se intanto il Ministero del Tesoro abbia provveduto a chiudere altre posizioni in derivati aperte con le maggiori banche d’affari internazionali, come Goldman Sachs o JP Morgan, perché queste operazioni sono strettamente riservate e mantenute fuori bilancio. Abbiamo poi i €3,9 miliardi stanziati per il salvataggio della Banca Monte Paschi di Siena, attraverso l’acquisto delle sue obbligazioni spazzatura che impediscono di fatto allo stato di nazionalizzare e controllare l’istituto, il cui valore patrimoniale è oggi pari a poco più di €2,6 miliardi. Abbiamo i buchi di bilancio delle amministrazioni locali, regioni, province e comuni, dovuti spesso ad uso dissennato dell’indebitamento bancario e ad utilizzo troppo superficiale di strumenti derivati, di cui daremo conto nei prossimi articoli. Un fiume straripante di miliardi di euroche dalle casse dello stato, e in ultima istanza dalle tasche dei cittadini, si sposta in massa e a senso unico neiconti di deposito degli oligopoli bancari e finanziari


Data
Debito pubblico
Prestiti all'EFSF/MES
31/12/2011
1.897,88
3,11
31/01/2012
1.934,82
3,97
31/07/2012
1.967,48
20,19

Fonte: Banca d’Italia, “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” n. 47 del 13 settembre 2012.


Alla fine, dopo che tutto questo flusso ininterrotto di miliardi di euro ha sfamato e saziato la voracissima Idra della finanza, abbiamo dulcis in fundo, come ciliegina sulla torta di questo quadro agghiacciante, le ruberie, le truffe, i raggiri dei faccendieri prestati alla politica e i costi eccessivi, gli sprechi, i privilegi della casta. Risvolto quest’ultimo sicuramente disdicevole e ripugnante che crea legittima indignazione e rabbia nell’opinione pubblica, perché alla luce del sole e amplificato oltremisura dalla stampa, ma pur sempre una briciola di qualchemilione di euro se confrontato con le vagonate stracolme di miliardi di euro che nel silenzio più assoluto vengono sottratti alla gestione del bene comune e riservati alla soddisfazione di una ristretta cerchia di interessi privati. Per avere un termine di paragone siamo nell'ordine di grandezza di 1:1000: per ogni milione di euro rubato da Fiorito, ce ne sono 1000 milioni di euro portati via senza colpo ferire e fare rumore alcuno da Unicredit, Monte Paschi e compagnia bella. Un abisso di differenza in termini strettamente contabili e se Fiorito viene giustamente accusato di essere un criminale, come dovremmo chiamare sciacalli professionisti come Profumo, Mussari, Passera e i dirigenti delle lobbies finanziarie internazionali?


Con questo non voglio giustificare la corruzione o il malaffare politico, per carità, me ne guarderei bene, ma solo ribadire con assoluta chiarezza e schiettezza che esiste una precisa scala gerarchica del ladrocinio nazionale, e in questa piramide il Fiorito di turno rappresenta soltanto l’ultima ruota del carro, mentre ben altri godono dei maggiori frutti del furto che si perpetua senza sosta, la quale a sua volta deriva dalla scelta scellerata di subordinare la capacità di azione politica e lo stato sociale di una democrazia ai finanziamenti delle banche e dei mercati privati dei capitali. Per capire meglio il dramma facciamo un ragionamento per assurdo: dalla relazione della Corte dei Conti sul bilancio dello stato risulta che i “redditi da lavoro dipendente” ammontano per il 2012 a circa €170 miliardi. Immaginiamo di tagliare questi costi con la scure di €85 miliardi, dimezzando il numero dei parlamentari, riducendo gli stipendi di politici e funzionari pubblici, licenziando impiegati, chiudendo uffici ed ospedali: una vera e propria mattanza di proporzioni bibliche, che i curatori fallimentari del governo Monti al soldo della grande finanza riuscirebbero a stento a vagheggiare nei loro sogni più belli. Considerando che lo stato italiano paga ogni anno €90 miliardi circa di interessi sul debito pubblico, questi soldi andrebbero quindi a rimborsare soltanto le cedole e gli interessi sul debito senza ridurre di un centesimo la quota capitale, che dovrebbe essere intaccata imponendo altri tagli draconiani alla spesa dello stato, fino a raggiungere l’agognato pareggio o surplus di bilancio. Se guardiamo sotto la distribuzione del debito pubblico tra i vari creditori nazionali e internazionali, possiamo notare chi intascherebbe i soldi ricavati da questo ipotetico taglio massiccio della spesa corrente.





sabato 3 novembre 2012

EURODELITTO ED EUROCASTIGO......


 


EURODELITTO   ED   EUROCASTIGO......
PROF.   ALBERTO BAGNAI    http://goofynomics.blogspot.it/
                                    

Sono professore associato di politica economica presso il Dipartimento di Economia dell'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara. Tengo corsi di Politica Economica e di Economia e Politica della Globalizzazione. Sono ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen. Mi occupo di economie emergenti e della sostenibilità del debito pubblico ed estero. Ho pubblicato su China Economic Review, Open Economies Review, Review of the World Economy, Applied Economics, Economic Modeling, e altre riviste nazionali e internazionali.

L' Euro è stato un progetto fallato sotto ogni punto di vista, ma vede il problema di fondo non è l'Euro, come moneta, ma l'Euro come concetto, o meglio come strumento di oppressione dal mezzo al fine, non so se mi spiego. dal metamezzo al metafine. Il punto di vista ..... Credo che non la ggente, né il ppopolo, ma la società civile potrà (e dovrà) avere voce in capitolo in questa congiuntura per uscire dal delitto castigando senza essere maggiormente castigata.  continua a leggere su  
http://goofynomics.blogspot.it/2012/02/eurodelitto-ed-eurocastigo.html